Racconti Romani: 84 – Baseggio

E’ l’ultima corsa: a Piazza Venezia salgo sull’ottantaquattro proprio mentre il ragazzo dai capelli crespi e tinti di biondo aspira l’ultima boccata e poi getta la sigaretta.
La sua amica si siede davanti a me e lui le sta di fronte. Succhia una caramella, forse una liquirizia. Anche se è molto diverso da Tadzio, credo che Gustav von Aschenbac se ne sarebbe innamorato perdutamente, se non altro per i suoi occhi stanchi, eppure così sorridenti. E anche Marthe, con il marito al fronte, avrebbe perso la testa per questa versione romana di Raymond.
“A me piace stare solo” dice e poi non distinguo più le altre parole. Qualcuno scende e qualcun altro sale. Intanto mi chiedo come possa un ragazzo così solare preferire la solitudine e fare luce solo a sè stesso.
“Sono miei, naturali” dice toccandosi i capelli e arrotolando la caramella fra le labbra. “Non ci credi? Ti faccio vedere la foto di quando avevo quattordici anni”.
Prende la carta d’identità dal portafoglio e la mostra all’amica. Ha veramente la capigliatura uguale, solamente un po’ più scura.
“Un giorno li ho tagliati a zero con la macchinetta…e sono cresciuti così. Adesso sono condannato ad averli in questo modo fino ad ottantaquattro anni” dice sorridendo, con gli occhi ancora più luminosi.
Dentro di me gli auguro di arrivare agli ottantaquattro, che poi sono lo stesso numero dell’autobus. Gli auguro anche di tenersi tutti i suoi capelli. Soprattutto gli auguro di trovarsi una buona ragazza. Quella che ha con sé non mi sembra molto interessata ed è pure poco interessante.
Sorride ancora, con gli occhi o con la bocca e quando scende dall’autobus un po’ di luce se ne va.

Roma 06.11.2008

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19 thoughts on “Racconti Romani: 84 – Baseggio

  1. @sancla: sono quelle che mi piacciono di più. La perfezione è qualcosa di astratto ma troppo noioso.

    @ LG: uhm…ah! Allora eri la ragazza poco interessante e poco interessata? 🙂

    @nadiaflavio: sicuro sicuro, erano suoi. Tinti ma suoi.

  2. No, ero quella molto interessante e poco interessata.

    E non chiamarmi LG, che mi sembro una marca di elettrodomestici e affini.

    *** nota la delicatezza, ho detto affini… ***

    Per voi rimango Diemme, lo sai chi è l’unico e solo per cui sono Lady Ginevra….

    *** comunque sbaglio o da un po’ di tempo qua sei sul sarcastico (diciamo pure acidonzolo) spinto? ***

  3. Una storia fatta di piccole ossessioni ricorrenti.
    L’ottantaquattro che in numerologia significherà pur qualcosa…(devo andare a controllare) ma soprattutto mi sembra di cogliere in queste righe l’ossessione dell’immagine di sè.

    “…mi chiedo come possa un ragazzo così solare preferire la solitudine e fare luce solo a sè stesso.”
    Già, me lo chiedo anch’io visto che le parole poco prima pronunciate dal ragazzo sono state “A me piace stare solo”.
    Poco credibile per uno che appena un attimo dopo sente il bisogno di tirar fuori la carta d’identità per mostrare (agli altri? a sè?) com’era.

    Eppure credo che questa persona incontrata per caso sull’84 un po’ di luce sia stato anche capace di rifletterla. Di certo a te è arrivata o comunque l’hai saputa cogliere (al di là della chioma luminosa), se ti ha ispirato citazioni letterarie così raffinate del calibro di Mann e Radiguet.

  4. secondo me il ragazzo voleva fare colpo e forse era anche alla sua prima uscita con la ragazza. Di sicuro aveva uno sguardo indefinibile, capace di far innamorare un uomo, l’Ascenbach di Morte a Venezia ma anche una donna, la Marthe di Il Diavolo in Corpo.
    Forse io ero anche stanco e mi stavo solo creando delle storie 🙂

  5. be’ cercarsi delle storie è l’inizio per trovarle, e tu nei hai trovato una; o l’inizio di una. mi piace quel ragazzo che poteva assomigliare a Tadzio. la ragazza non mi interessa … 😉

  6. Anche secondo me la perfezione è una vera noia (mentre immaginare possibili storie su piccoli dettagli che cogliamo è un’abitudine che mi piace conservare)

  7. Mannagg… secondo me ne sai una più del diavolo… vedo che ultimamente ti sei dato ai racconti… bello questo “84-Baseggio”.
    All’inizio pensavo quesi di trovarmi a Piazza Venezia a Milano…

    bella l’idea di riprendere il racconto mentre che lo scrivi (ho visto giusto?)

  8. @sancla: si potrebbe dire che l’imperfezione è la situazione perfetta.
    @Arthur: sì, hai visto bene, purtroppo il video è di scarsa qualità, imperfetto insomma.

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