Racconti Provenzali: La femme du boulanger

Assomiglia ad una mia vecchia amica, Emy, ma quest’ultima non la vedo da vent’anni e quindi la somiglianza può essere svanita.
È la femme du boulanger, o meglio, la ragazza che insieme al suo uomo gestisce il market del campeggio.
Il mio francese è scarso, solo dei ricordi che vengono a galla, frutto degli studi alle scuole medie. Però mi sorprendo di come riesco ancora a formulare qualche frase.
La femme du boulangere oggi aveva sbagliato a contare le cartoline.
“Dix” ha detto contandole.
“No, c’est plus” le ho detto, “c’est douze, oui”.
Il suo sguardo stupito mi ha messo soggezione e quindi, incerto sulla pronuncia e l’esatta traduzione di dodici mi sono messo a contare e poi, per essere ancora più  sicuro le ho detto:
“C’est dix plus deux”.
Lei ha preso di nuovo in mano le cartoline e le ha contate una ad una, come una scolaretta, fino a quando è arrivata a dodici.
Ha riso, si è messa a parlare. Io qualcosa capivo e molto mi sfuggiva ma la lasciavo fare perché mi piaceva quel suono, gli occhi, la boccuccia piegata all’insù per avvolgere le lettere tonde e arrotondare le u.
Osservavo le sue mani, qualche dito rovinato, una cicatrice, mani use a lavorare. E poi la schiena leggermente curva. Piccole stonature che esaltavano ancora di più la sua bellezza e la sua musica.
“C’est tout?”
Sì, non avevo bisogno d’altro. Lei avrebbe infilato le cartoline e i bolli nella busta bianca, io le avrei dato i soldi sfiorandole le dita e ci saremo salutati con un bonjour. E sarebbe stato tutto troppo veloce.
“No…demi baguette s’il vous plaît…”

La Londe 14-06-08

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25 thoughts on “Racconti Provenzali: La femme du boulanger

  1. bella la magia che si crea nell’ascoltare chi ci parla in una lingua che non dominiamo, come se parlasse direttamente all’intuito, al di sotto delle parole e della comprensione, no?
    PS: Ho paura di aver scritto un commento da lessicomane, chiedo scusa.

  2. Torno qui per leggere i nuovi commenti su L’Atelier e scopro che è spuntato dalla tua penna un nuovo racconto provenzale…ed una nuova figura femminile da conoscere.

    In questo post ho ritrovato alcune istantanee, frammenti di temi già trattati in alcuni tuoi post…l’osservazione della persona attraverso le mani e quello sfiorasi (…e lei non si scosta…) degli esordi…e poi la musica, immancabile compagna dei tuoi scritti, quella di una lingua straniera sentita pronunciare da una voce sconosciuta…

    Ed infine una demi baguette che arriva improvvisa…a prolungare un attimo…

  3. @sancla: bella magia, sì. Uno dei miei sogni è quello di conoscere tutte le lingue del mondo ma temo che se si avverasse, tutto l’incanto svanirebbe.
    @Elle: hai visto bene, giusto per prolungare un attimo.

  4. Un racconto multo suggestivo. L’attimo di vicinanza che si instaura in una relazione o in una comunicazione ha il potere di aprirci la porta del cambiamento. Grazie per averci lasciato sbirciare la magia di questo momento.

  5. Tutti questi tuoi racconti provenzali mi stanno accompagnando in questa fine estate. Sono piccoli gesti, pensieri delicati, profumati alla lavanda. E le mani, le tue mani e le mani di chi incontri sembrano tutte all’unisono dirigere una grande orchestra. Sono contenta.

  6. grazie sari…in un certo senso io parto dalle immagini e le traduco in parole, tu prendi le parole e le traduci in immagini. E quando questo suscita un’emozione, anche piccola, è sempre un piacere.

  7. bella la descrizione della ragazza che come un vestito leggero dice ma non dice, ti fa immaginare il resto e rende ancora più tuo il personaggio. Poche parole sull’aspetto fisico e poche sul modo di fare ma il quadro complessivo è sorprendente.

  8. @diemme: proverò a leggere nella tua testa, ma mica sono uno stregone. Forse in questo è meglio nunzy. Fai buone ferie!
    @Gio: questa ragazza, come dicevo, assomigliava alla mia amica Emy che non vedevo da vent’anni. Quando sono tornato a casa, l’ho incontrata al Coin e stavo anche per dirglielo: “sei uguale alla femme du boulanger!”
    Mi sono trattenuto…ma siccome a breve dovremo incontrarci, glielo dirò

  9. Questi racconti provenzali sono come le fotografie trasformate in acquerello: si adattano l’un l’altra armonicamente, e la nota più incisiva è la musica che scaturisce dalle parole.
    Ah, quelle labbra arrotondate a U! Ricordano una o aperta, scoperchiata, arieggiata, uno spiraglio nella chiusa, un qualcosa che ancora non si è concluso, che forse non si chiuderà mai, un cogliere la vita delicatamente. Armonia è la parola giusta per dire di questi racconti.
    Ciao, lucia

  10. @ Lucia: grazie 🙂
    Penso che questo sia l’ultimo. A dire il vero ce ne sono altri due ma mi lasciano ancora perplesso. Forse contengono poca musica o suonano male.

  11. Eppure Pan, ci sono dissonanze che solo apparentemente sono tali, suoni (e non frastuoni) che hanno solo bisogno di trovare la loro armonia o come dice luciamarchitto della giusta distanza…

    Se ora in quei due racconti non pubbllicati ci senti poca musica, non aver fretta, lasciali pure dove sono, sono certa che prima o poi, il giusto “accordo” arriverà 🙂

  12. L’armonia dei movimenti, della voce, le parole che escono da sole dalla gola per prolungare l’emozione di un incontro casuale e semplice.
    Godere di queste piccole cose è il segreto della vita. Accorgersene, scovarle, saperle narrare è il secondo segreto.
    E bravo Pani.

  13. Ma una che ti parla in trentino non ti fa questo effetto doucer??? A me scatena la voglia di ficcargli una mela in bocca una donna che esagera col dialetto, sono allegra e scherzo.
    Kiss

  14. @lucia: esatto, è solo questione di attesa. Di tempo ed emozione.
    @Elle: magari li rispolvero nel prossimo inverno, quando c’è bisogno di luce e calore.
    @Osolemia: godere delle piccole cose è uno dei miei principi. Una volta però ero più bravo.
    @Xeena: bentornata! I trentini sono un po’ avari, spezzano le parole, le troncano, vogliono tenerle tutte per sè. Gli altoatesini un po’ meno. Ma non ti dice nulla la nuova testata?

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