Racconti Provenzali: L’atelier

La giovane donna è seduta sulla panchina e parla con sua madre. È in anticipo per l’appuntamento ma pure sua madre è arrivata presto.

“Passo a riprenderlo verso le ventidue, va bene?”

“Certo, stai tranquilla. Deve mangiare?”

“Ha fatto una merenda abbondante, non credo che abbia molta fame”.

“Be’, qualcosa mangerà”.

Il bambino, Èmile, gioca con la fontanella e poi si sposta per lasciare il posto ad alcuni turisti.

Sua madre lo osserva radiosa, quel figlio è la cosa più preziosa che abbia, ancora più della propria bellezza.

Le botteghe di souvenir stanno chiudendo, qualche turista si ferma a leggere i menù a prezzo fisso nei pochi ristoranti aperti. Il cielo minaccia pioggia e qualche goccia, fine fine, punzecchia il viso.

“È quasi ora, io vado mamma”.

“D’accordo, ci vediamo più tardi”.

“Ciao Èmile, comportati bene” dice a suo figlio che è tornato a giocare con la fontanella.

S’affretta a passi veloci verso la porta a fianco del negozio di saponette e profumi.

Suona il campanello ma non apre nessuno. Attende e poco dopo arriva un uomo che dietro di sé lascia una scia di trementina e olio di lino.

“C’est moi, madame!”

Lei sorride, lui apre la porta e salgono. Poco dopo, al secondo piano s’accende la luce dell’atelier. Qualche ombra si muove, la finestra si apre:

“Il pleuvra, madame?”

Lei si toglie la maglietta nera, il reggiseno, i pantaloncini ed infine i sandali. Rimane nuda, sdraiata su un’ottomana.

“Era questa la posa, maestro?”

“Sì, proprio questa”.

Una lacrima le scende dagli occhi.

“Oui, il pleuvra, monsieur”.

La Londe, 19-06-08

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33 thoughts on “Racconti Provenzali: L’atelier

  1. I miei figli ormai sono grandi ma quando li guardo penso “Ecco i miei gioielli”.
    Molto bello il racconto e anche la nuova immagine del blog.
    Ciao Lucia

  2. @barbie: ecco, ti consiglio la provenza per l’eventuale avventura alla Thelma e Louise
    @Lucia: Penso anche io la stessa cosa!
    @mapi: eh sì…mi piacciono i castelli 😉

  3. Malinconico questo racconto, malinconico come la lacrima che riga il viso di quella mamma-modella e che annuncia l’imminente pioggia…

    Cosa c’è dietro quei gesti apparentemente automatici della giovane donna?
    Io non ci sento abitudine, routine, lavoro…eppure tutti i suoi gesti fanno supporre il contrario…

    Forse è per via di quella lacrima, che rivela e smentisce tutto, o forse perchè non credo ci si possa mai abituare veramente a sottoporre il proprio corpo e la propria anima allo sguardo e all’interpretazione altrui.

  4. Proprio così. Oddio, c’è chi si abitua con molta facilità ad esibire il proprio corpo. Forse un po’ meno l’esibizione dell’anima.
    Lei, la protagonista si esibisce ma solo perché costretta oppure non ne è molto convinta.

  5. In ogni caso, che sia più o meno convinta, che sia più o meno costretta…a me piace come riesci a rendere vivi i personaggi dei tuoi racconti…forse perchè sono semplicemente persone osservate per strada e poi “elaborate” con la creatività e l’immaginazione…

    Così come in Armelle di qualche post fa ed ora in questa modella c’è una dignità ed una (in)consapevolezza di fondo che rende entrambe donne apparentemente fragili…eppure così forti, così d’impatto, così risolute…belle.
    Di quella bellezza che non è esibizione nè del corpo nè dell’anima.

  6. Mi piacciono queste tue ultime quattro righe!

    L’esibizione, del corpo o dell’anima, è una prova che si affronta più volte nella vita. C’è chi lo fa perché è costretto (pensa solo ad una visita medica, ginecologica…), perché lo vuole, perché gli piace…
    Per fortuna che resta sempre quel “Giardino segreto”, o no?
    😉

  7. Oh sì Pan, per fortuna che c’è il Giardino segreto…quella zona sacra ed inviolabile, da mostrare o non mostrare affatto, ma sempre avendone estrema cura…

    L’esibizione del corpo a volte è necessità (vedi le visite mediche appunto) altre volte è lavoro (vedi le modelle) ma è con l’esibizione dell’anima che si resta veramente nudi o almeno ci si sente tali (o almeno io mi ci sentirei…)

  8. anche secondo me è più facile mostrare il corpo che quello che si prova. Al posto di quella modella mi sentirei più nuda per la lacrima che per essere senza vestiti …

  9. credo che tutto dipenda anche dalle situazioni e da chi posa lo sguardo su di te. Un’approfondita visita medica può essere meno imbarazzante di un’intervista e viceversa.
    E poi dipende dalla volontà della persona.
    In questo caso, la modella lo fa perchè costretta e di questo soffre.

  10. Ciao Pan!
    I tuoi racconti mi piacciono molto. Soprattutto mi piace come nascono… osservando il mondo che ti sta attorno. Dico bene?
    Una curiosità: le foto che li accompagnano le hai fatte tu? In altri racconti mi sono sembrate foto “naturali” ma quelle di questo hanno meno l’aspetto di “scatti rubati”.
    Ciauz

  11. Ho seguito questo post, come spesso mi accade l’ho letto più volte, senza trovare parole perché, pur essendo io per natura vereconda, ritengo l’arte vera un qualcosa che va al di là di questo, e a cui mi abituerei forse più facilmente che alle visite mediche.

    Non so, ma penso che quando una modella posi, il pittore, se è un artista serio, sia concentrato sul suo quadro, sulla capacità di rendere la plasticità del corpo, e forse sì, pure l’anima della persona che è in posa, uno sguardo, una morbidezza o durezza pure di sentimenti.

    Torno ogni tanto qui, rileggo tutti i passi della discussione, e mi colpisce l’osservazione di sancla: “Al posto di quella modella mi sentirei più nuda per la lacrima”

    *** e quanto concordo su questo! ***

    @morenafanti: bentrovata!

  12. anche io concordo con quanto detto da elle e sancla.
    Però la lacrima che scende dagli occhi non è esplicativa. Lei può piangere per molte cose:
    – per l’interesse solo e puramente artistico del pittore, mentre lei vorrebbe di più?
    – Per il figlioletto Emile, parcheggiato dalla nonna?
    – Per il dovere posare nuda, forse per guadagnare qualcosa?

    Non potrebbe essere anche una lacrima di gioia?

  13. Buona la prima. Mi piace l’idea, e ritengo pure che sia la più probabile.

    *** http://www.youtube.com/watch?v=pZUx8Tgch3M ***

    Dev’essere duro essere considerata sia pure un’opera d’arte, quando si vorrebbe essere solo una donna.

    E se è vero che molte donne vorrebbero essere trattate meglio, quante invece vorrebbero a volte essere considerate meno sacre!

    *** il troppo storpia in tutte le direzioni… ***

  14. La lacrima di gioia ce la vedo poco: quella ci potrebbe stare nel vedere il quadro finito, o per una nota di dolcezza nella voce del maestro. Nella descrizione che ne hai fatto, continuo a optare per la prima…

    *** forse perché me ne ha fatta ricordare una mia… ***

  15. Mah! Lei dimostra una certa fretta nell’andare all’appuntamento. E’ addirittura in anticipo. Forse ci tiene. Se le pesasse mostrerebbe qualche ritrosia.
    E’ anche troppo distaccata dal maestro, lo chiama monsieur, gli dà del lei.
    Forse la lacrima è di gioia perché vede un futuro davanti a sè.

  16. intanto saluto subito DM con un abbraccio 😉
    chidendo scusa al padrone di casa per l’uso improprio del suo spazio.

    e poi, mi devo scusare anche perché è comparso un castello n.8 e così ho cancellato i nostri commenti dove avevano scritto le nostre preferenze. li ho salvati in una bozza, dovessero servire. ho pensato bene di toglierli visto il nuovo racconto.

  17. ho riletto questo post diverse volte, ma la lacrima della donna mi ha stupito. posare per un artista è diverso che esibire il proprio corpo su un cubo in discoteca o su un marciapiede. forse la donna ambiva ad altro per crescere e mantenere i suoi figli, forse è una questione di scelta. Devo dire che mi trovo d’accordo con DM per le impressioni che mi ha lasciato questo post. Proprio in virtù del distacco con cui lei parla al maestro, non riesco a immaginare la gioia.

    Oppure, la speranza di aver un futuro, come dici tu, le apre finalmente la possibilità di piangere, non deve più lottare, ha chiuso con un passato più grigio…

    come vedi… questo post mi ha confuso le idee 😉

    ciao Pani, alla prossima

  18. osolemia, può anche essere che in quel momento lei fosse così rilassata da pensare a tutt’altro, un episodio piacevole o spiacevole e che il maestro, la posa e tutto il resto non la riguardasse.

  19. mi piace che prima fotografa, poi pensa alla storia, infine scrive, e solo dopo si fa tutti i flash mettendosi al posto dei personaggi!

    gran bella storia pani!

    PS: anch’io preferisco pensare che la lacrima sia per un amore non corrisposto

  20. Il legame tra artista ed opera, così esclusivo e vitale…vero al di là del reale, più concreto di quel corpo che si va a dipingere…

    Quella lacrima ha un perchè…ho letto che avete giocato a cercare quella più probabile, più plausibile…ma è bello anche immaginarlo quel perchè, cambiarlo, spostarlo, prevederlo ed anche sbagliarlo clamorosamente.

  21. giusto, è bello immaginarlo quel perché.
    In fondo, anche in un quadro ognuno prova qualcosa di diverso. C’è chi osserva i particolari, chi l’insieme, chi rimane stupito per i colori e tutti si emozionano alla propria maniera.

  22. mettiamo che quell’unica goccia sia tutto e niente di quello che è stato detto: trementina, nostalgia, sogno, amore…
    mi ricorda un bimbo, pietro, due anni, che quando era triste,
    indicava col ditino i suoi occhi e diceva: mi fa male questa lacrima! ecco, a me fà così. grazie, pani.

  23. interessante…di solito le lacrime sono il prodotto di una sofferenza. Tu invece suggerisci il contrario. Un po’ ardita come ipotesi ma proverò a pensarci.

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