Tombola!

Il mio amico Angelo dice che tutto quello che non si fa da giovani prima o poi si fa in tarda età.

Sono d’accordo con lui. Non sono vecchio ma ho questa tendenza, oltre ad una voglia di fare quello che da giovane ho tralasciato, tipo:

  • fare un viaggio in oriente per trovare me stesso
  • guidare una moto custom con la faccia al vento
  • suonare la chitarra elettrica
  • altre cose non riportabili.

Un’amica di mia madre la scorsa primavera si è fatta tatuare un drago sul braccio. Ha quasi ottant’anni, un tumore nel corpo e cammina curva appoggiandosi al bastone. Dice che il tatuaggio la fa sentire viva.

A mio padre ho suggerito di mettersi un orecchino. Un po’ di trasgressione potrebbe permettersela anche se a suo modo è stato molto trasgressivo mettendo al mondo cinque figli e allevandoli con sani principi.

Oggi però ho fatto qualcosa che in genere si fa in tarda età, con l’idea di buttarmi avanti, capire già come funziona e dedicare così gli anni d’argento ad altri divertimenti.

Sollecitato da mia madre ho partecipato alla tombola organizzata dalla bocciofila di Pinzolo.

Sono sincero: ero partito prevenuto. Temevo di trovare una selva di teste dalle improbabili sfumature grigio-viola, ticchettio di dentiere e sguardi spenti. Temevo di ritrovarmi in una specie di bingo o in un gioco diretto da qualche animatore dalle battute stupide e facili.

Invece, all’interno del palazzetto, tra le piste delle bocce ho trovato intere famiglie, tutte con le cartelle in mano in attesa del via. Pronte anche per piombarsi poi sul punto di ristoro dove si offrivano specialità modenesi.

Con mia madre e mio figlio ci siamo sistemati nell’unico posto disponibile, vicino agli altoparlanti, raggiunti poco dopo da una ragazza con sua madre.

Il presidente della bocciofila ha impiegato solo due minuti per spiegare il regolamento e poi, in perfetto orario è partito con il primo numero.

Si succedevano i primi cinque ambi, le prime cinque terne ma io ero disattento, mi soffermavo ad osservare le persone e c’era mio figlio a riportarmi all’ordine, dandomi una spallata e indicandomi il numero sulla tabellina.

Ero interessato soprattutto alla ragazza, o signora al mio fianco, che assomigliava ad un’amica che non ho mai visto ma che io ho sempre immaginato così. Oddio, lei è anche più anziana, ho visto anche una sua foto ma ora, nella ragazza a fianco trovavo la sua versione giovanile, la precedente release. Mi sono perso ad osservare le ossa sottili, le gambe che ballavano un po’ dentro ai jeans e terminavano su un paio di adidas.

E poi le dita, sottili e senza anelli.

“Adatte ad un violoncello” pensai.

E la immaginavo, in abito da sera, abbracciata al violoncello o al massimo ad una viola da gamba.

Dalla piccola verruca sul dorso della mano destra sono salito fino al viso, fino al sorriso quasi imprecettibile che mi ha fatto dire:

“Sì…nonostante i capelli chiari lei era così”.

Mi chiedevo se anche lei era lì con il mio stesso scopo, accompagnare la madre, fare una cosa vecchia finché si è giovani per fare poi il contrario in tarda età.

Mi chiedevo questo fino a quando è arrivata l’ultima tombola mentre io avrei preferito che ci fossero state altre e numerose cinquine.

Lei ha piegato la tabellina, ha aiutato sua madre ad alzarsi ed è uscita da palazzetto.

Io mi sentivo pronto per incontrarla il giorno dopo.

Pinzolo 12.08.08

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26 thoughts on “Tombola!

  1. Ehi, ma hai il mio stesso template! Era questo anche prima (l’immagine no, ne sono sicura, me li ricordo quei balconi colorati) o anche tu segui il clima di rinnovamento che si è respirato in questi ultimi tempi in rete?

    Nel caso, ti adotterei come fratellino, visto che la nostra “parentela” era ancora in sospeso.

    Tornando a bomba, sono due i punti del tuo post su cui mi vorrei soffermare:

    1) le cose che non si sono fatte prima e che si fanno dopo

    2) gli occhi con cui guardi le donne.

    Per quanto riguarda il punto primo, mi ci fecero pensare la prima volta quando mia figlia frequentava l’asilo e la maestra, non mi ricordo se in seguito a un fatto specifico o a discorsi di tipo generico, sottolineò questo concetto.

    Mi ricapitò più tardi, quando un mio carissimo amico si separò: pare che la moglie, ragazza che aveva avuto una vita dura e che aveva condotto con ineccepibile senso del dovere, a un certo punto fosse completamente impazzita, avesse deciso che si doveva divertire, e mollasse regolarmente il figlio (piccolo) per andarsene in discoteca e altre chicche del genere, fino alla richiesta di separazione.
    Giuro che quella storia mi turbò. Io sono sempre stata un’ integerrima, e mi venne da chiedermi: e se dovesse capitare a me una cosa del genere, se dovessi dare di testa, diventare un’altra? Se fosse inevitabile che capiti, perché la vita ha fasi che vanno rispettate, e se uno ne scompone l’ordine non per questo evita di doverle vivere tutte?

    Non la vissi bene. A volte, per le mattane della gente, do la colpa a uso di sostanze stupefacenti o quantomeno psicofarmaci, che io non assumo, e quindi mi sentivo tranquilla, ma pare che non sia proprio così, pare che se a volte è la vita che ti presenta il conto, altre volte sei tu che presenti il conto alla vita, e pretendi che ti dia quello che ti ha (o che ti sei) negato prima.

    Comunque proprio ieri, parlando con una mia amica di maschietti, abbiamo convenuto che tutto sommato ci fidiamo di più di quello che le sue esperienze se le è fatte, rispetto a chi rischia di essere complessato e di volere a un certo punto della vita “dimostrare che”.

    Punto secondo. Ieri e ieri l’altro ho seguito su Libero una discussione sulla sentenza di un giudice russo su un caso di molestie: questo giudice aveva assolto il molestatore, sentenziando che la “forzatura” di una situazione contribuisce alla procreazione, e quindi alla soluzione del problema della mancata crescita demografica.
    Ora, uno si aspetterebbe una sollevazione popolare, si aspetterebbe che tutti i lettori inorridissero davanti a una simile argomentazione, ma così non è stato: non vi dico che gente che è entrata, e che argomenti ha proposto.

    Il sunto sarebbe questo:

    1) La donna è una cosa quindi, quando all’uomo va, è giusto che la prenda e la usi (tanto poi alle donne fa piacere)
    2) Le donne (sempre rigorosamente tutte uguali), si vestono in maniera provocante proprio a questo scopo, quindi l’abuso è un atto che l’uomo è invitato da loro stesse a compiere.
    3) Le donne sono idiote, e pretendono pure di lavorare, quindi, se vogliono uno stipendio con le loro capacità decisamente inferiori a quelle maschile (anzi inesistenti), che se lo guadagnino a colpi di… va be’, insomma, avete capito.

    Ovviamente chi legge per lo più capisce che non è neanche il caso di argomentare, che non si può cavare sangue da una rapa, ma c’è chi l’ha fatto, e ha provato a parlare di rispetto, libertà, che se a una fa piacere con uno, non è detto che le faccia piacere col vecchio bavoso, e che non è giusto che ci debba sottostare per portare lo stipendio a casa etc. etc.
    Qualcuno diceva “se capitasse a tua madre o a tua sorella?”. Figuriamoci se certi tipi considerano la madre e la sorella diverse dalla altra carne da macello!

    Ecco, quello che volevo dire, è che dopo aver letto per due giorni questa robaccia, sentire un uomo che di una donna guarda le mani, la sottigliezza delle ossa, le adidas, il sorriso, i capelli, e la immagina in abito da sera abbracciata a un violoncello, mi ha rasserenato e riappacificato un po’ col mondo…

    … anche se credo che una moglie, il proprio marito, lo desidererebbe leggermente meno sensibile alla presenza di altre donne…

    *** capisci a me! ***

  2. mamma mia…questo è un post nel post!
    Io credo che in fondo siamo tutti un po’ “sbalinati”. Con qualche sacrificio riusciamo a soppesare bene i vantaggi e gli svantaggi di ogni situazione. Ad un certo punto però succede di sballare di brutto e succede in quei soggetti che per natura erano più deboli, predisposti, atti a.
    Non credo tanto nelle cause esterne, nelle tragedie personali: uno parte per la tangente perché in quel momento gli sembra la via più comoda.

    Sul giudice russo sorvolerei. Non voglio amplificare la voce e dare importanza ai vanneggiamenti di un invasato. Cosa, che da quel che ho capito, ha fatto Libero. E io, su Libero e il suo direttore ho molti preconcetti.

    Quando camminiamo per la strada, se incrociamo una bella donna io non mi volto mai. Lo fa mia moglie. Forse i gusti sono diversi. A me non piace la bellezza facile, troppo evidente.

  3. io sono pronta a leggere un altro di questi tuoi bellissimi post. ma non domani… no!
    AL più presto!!!

    una cosa che non ho fatto io da piccola e che vorrei fare è:
    imparare a nuotare. E invece l’invidia mi rode il fegato quando io resto prigioniera in un castello di sabbia mentre gli altri fanno il bagno. ed è così che ho cominciato a “odiare” il mare…

  4. Confermo quello che dice Diemme… Pani è così delicato quando “guarda” le donne. Ed è vero, Pani, sono d’accordo cone te, la bellezza appariscente è solo appariscenza e basta. La bellezza sta nei particolari, nelle specificità che ha ciascuno, in un tratto, una ruga, un segno, il modo di guardare, oppure la conversazione che improvvisamente si ferma per aprirsi in un sorriso…

    Poi stavo pensando… se Diemme è la mia carissimissima mammina adorata e Pani è il fratello di Diemme… ma allora ho uno zietto speciale assai!!!!

    Che bello, questa giornata si sta mettendo proprio bene… 🙂

  5. Osolemia, un altro post oggi? Naaa…leggi bene in alto, c’è scritto:pensieri rari e furtivi. Sono già fin troppo frequenti…
    Comunque io non credo di essere l’unico a guardare le donne così, in modo delicato, come dici tu. Credo che la maggior parte degli uomini sia così solo che si tratta di una maggioranza silenziosa. E allora fa molto più clamore una porcata qualsiasi detta da un uomo che di umano ha ben poco.

  6. @jessica moh: scusa, il tuo commento era finito nello spam e me ne sono accorto solo ora. Ecco un’altra cosa che dovrei fare prima di invecchiare troppo: controllare megliola posta e akismet

  7. Caro Pan, bentornato e che piacere rileggerti con uno dei tuoi racconti ispirati…
    Noto che nel tuo template non ci sono più i balconi colorati che tanto mi piacevano (ogni volta che entravo qui mi immaginavo affacciata a chiacchierare con te nel balcone a fianco…eh sì…non so se te ne eri accorto ma per un po’ ci ho abitato, abusivamente ihihihihi) ma anche questa distesa di verde è altrettanto piacevole.

    Dunque…”nella vita bisogna provare tutto almeno una volta” penso di sì, ma, almeno per me, non per dar spazio alla trasgressione (soggettiva)…ma semplicemente per aver la sensazione di aver afferrato a piene mani ed assaggiato quella Libertà fatta di azioni e di idee di cui parlavo qualche tempo fa…

    Ed anche un gioco innocente come la tombola può riservare inaspettate sorprese, incontri casuali, persone con cui incroceremo lo sguardo solo una volta nella vita, ma che in qualche modo, per un istante ci sono entrate dentro ed hanno allargato la nostra visuale, hanno creato un pensiero, un’associazione di idee, hanno stimolato una curiosità, una creatività…
    E quella ragazza con i suoi jeans e la maglia bianca legata in vita, con le dita affusolate e senza anelli il suo inconsapevole contributo al tuo pensiero lo ha dato…ha regalato un’emozione a te e tu l’hai girata, delicato come una carezza, a noi.
    Je te remercie Pan, tu est fantastique!

  8. Elle, i balconi torneranno. Per adesso ho voluto mettere questo pezzo di verde e sfido tutti ad indovinare dove si trova.

    Io non sono dell’idea che bisogna sempre provare tutto. Bisogna provare tante cose, anche quelle che a prima vista ci sembrano stupide o noiose. Spesso le grandi passioni nascono proprio qui. Come con le persone: succede che a volte il miglior amico sia quello che a prima vista detestavi.

    E per provare tante cose bisogna essere curiosi. E’ nell’ordine delle cose che più s’invecchia più questa caratteristica viene meno. Da bambini si è curiosissimi e più il tempo passa più ci si abitua a tutto. Come i gatti: quando sono dei mici vengono attirati da qualsiasi cosa in movimento e giocano di continuo. Una volta cresciuti impigriscono.

    Ecco, io faccio il possibile per rimanere, essere,diventare curioso. Ed è un esercizio difficilissimo.

  9. Bressanone? Bolzano? Boario Terme?
    …prendo la cartina geografica o continuo a sparare a casaccio?

    Bonjour (sono contenta di sapere che i balconi torneranno 🙂 )

  10. ed io che sono nella mezza età? Non più giovane, non ancora vecchia?
    Ho capito, ho tempo fino all’autunno per imparare a pilotare un deltaplano
    😀
    PS: splendido post

  11. non sarebbe una brutta idea. Volare su un deltaplano nella terza età sarebbe troppo patetico.
    Ma sarebbe interessante anche il contrario, cioè mettere in risalto tutto quello che di buono e voluto si è fatto. Insomma, tutto quello di cui non avremo motivo di rimpiangere.

  12. delicato questo post, è bello lo sguardo che hai sulle donne, pare una carezza.
    Anche a me piacerebbe andare in Oriente.
    Ciao Lucia

  13. Non ami la bellezza facile,
    semplicemente trovi affascinante il particolare che ti riporta a cose non immediate, con un significato preciso, che solo tu sai dare.
    Perchè ciò che per me è immediatamente percettibile come bello per te potrebbe essere sterile..o viceversa.
    Il fascino di vivere stando attenti a cose inusuali, o non standoci attenti affatto, rimanendone colpiti e basta è prorpio questo.
    Finalmente non dobbiamo dare spiegazioni a noi stessi del perchè quel movimento, quel suono, quella pelle, quel tremolio ci piacciano tanto. Finalmente siamo liberi di vedere al di là delle cose.
    Come fai tu.
    Oltre.

  14. caro pan, questa tua tombola mi era sfuggita…
    ed affermo che, sarà l’agognata ed adorata pioggia che sbatte le gocce sulla campagna intorno…mi è piaciuta tantissimo!
    “mi sentivo pronto per incontrarla il giorno dopo”
    frizzante chiusura, ciao,a.

  15. capita, a volte, che t’imbatti, ignara e sovrappensiero… su una vetrata talmente pulita o su muri di gomma oppure, ancora, su sorrisi nascosti in fondo al cattivo umore…

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