Andante con furore

Jimi Hendrix, poveretto. Ma ci metto anche i Beatles, i Rolling Stones, Gli Who. E poi anche Iggy Pop e quel pinguino di Marylin Manson: non hanno inventato nulla. Hanno solamente esagerato un po’, aggiunto un cucchiaio di sale all’acqua della pastasciutta, un po’ di pepe nella peperonata.
Quasi due secoli prima ben altri musicisti avevano riscaldato le platee di mezza Europa.
Quando Beethoven andò a vivere a Vienna, nel 1792, il suo modo di suonare fece scalpore. I viennesi erano abituati allo stile scorrevole di Hummel o di Mozart. Possiamo quindi comprendere il loro stato d’animo, le loro perplessità quando videro salire sul palco questo giovane tarchiato e ampio di spalle, con una testa massiccia e gonfia di capelli ribelli, denti sporgenti, carnagione olivastra e con il vizio di sputare dappertutto. Immaginiamo lo stupore dei viennesi quando lo vedono che leva in alto le mani, fracassa il pianoforte e fa saltare le corde per ottenere dallo strumento quelle sonorità orchestrali fino ad allora mai raggiunte.

“Datemi uno strumento migliore!” disse Beethoven ai fabbricanti del piano leggero viennese, un pianoforte che secondo lui assomigliava di più ad un’arpa, un giocattolo.

E cosa dire di Franz Liszt, lo showman che inchiodava gli spettatori al loro posto?
I suoi concerti erano dei trionfi e soprattutto le donne ne erano attratte. Succedevano scene di frenesia durante le quali le signore più impressionabili svenivano o lottavano fra di loro per impadronirsi dei guanti che lui lasciava cadere sul palcoscenico. Le stesse scene che si sarebbero verificate più di cento anni dopo quando i Beatles sbarcarono in America.
Ogni gesto di Liszt era studiato e al pubblico presentava solamente musiche di sicura presa. Entrava in scena pieno di decorazioni, i capelli gli arrivavano alle spalle. Osservava il pubblico, lasciava cadere i guanti e poi iniziava a percuotere il pianoforte.
Parliamo di Chopin? Di quando suonava a quattro mani con Liszt? Si dice che Mendelssohn voltava le pagine aspettando il suo turno alla tastiera. E poteva succedere che intorno al piano ci fossero Berlioz, Meyerbeer, Delacroix, Heine, George Sand…come se Woodstock fosse avvenuta molti anni prima.

Ma allora…chi l’ha fatta la rivoluzione? Il rock o il pianoforte?

Qui sopra, un dipinto di Josef Danhauser (1840): Liszt al piano
Liszt sta suonando per Dumas padre, Victor Hugo, George Sand, Niccolo Paganini, Gioachino Rossini, Marie d’Agoult. Sulla destra svetta un busto di Beethoven.
Insomma, è come vedere Gigi D’Alessio che suona per Pippo Baudo, in compagnia della Tatangelo, Costanzo…

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15 thoughts on “Andante con furore

  1. La rivoluzione l’ha fatta il pianoforte, il rock ne e’ conseguenza.
    Prendi per esempio Jerry Lee Lewis, perfetto erede di Liszt, a quanto pare!

    C’e’ pero’ una notevole differenza, Pani. I Beatles e Co. sono arrivati dappertutto, sono figli della musica democratica, purtroppo solo pochi privilegiati potevano godere di Beethoven o Mozart live…

    E l’ultima riflessione che mi sento di fare e’ che putroppo la tua similitudine tra i personaggi dell’epoca e quelli odierni e’ azzeccatissima…come siamo caduti in basso…

  2. be’…non proprio pochi privilegiati. A teatro ci andavano anche i poveracci però, sì, la musica era meno democratica. Quello che intendevo sottolineare è che le rock e popstar di adesso si ripropongono con gli stessi vezzi e manie dei loro più illustri predecessori. La differenza è che a quel tempo non c’era la televisione.
    Siamo caduti in basso…ma ogni tanto ci rialziamo, o no?

  3. Pani, ho poco tempo per la sosta, ma volevo salutarti un attimo e dirti, condividendo l’intervento di Petronilla, che la rivoluzione l’ha fatta il pianoforte prima, il rock dopo. Un abbraccio e buon fine settimana Mapi

  4. esatto. La rivoluzione non è qualcosa di stabile ma una condizione che si ripete nel tempo. Sono come le eruzioni vulcaniche, a volte apocalittiche, altre volte semplici sbuffi.

  5. certo i vizi e le manie sono uguali, non cambiano nel tempo, perchè la natura dell’uomo è fatta di vizi e di virtù. Ciao Lucia

  6. sì, l’uomo ha sempre bisogno dei suoi miti ed eroi. E ha sempre bisogno di mettersi in mostra, stupire. Per fortuna in certi casi le virtù hanno la meglio sui vizi e durano nel tempo.

  7. tranquilla…i miei primi dischi sono stati questi: beethoven e patti smith, acquistati insieme.
    I Slipkont non so chi siano, mi interesserò, ma io ascolto tutta la musica buona, di qualsiasi genere. Quello che volevo evidenziare è che in fondo anche i musicisti classici erano delle star. E i rocker di oggi si ripropongono con gli stessi atteggiamenti.

  8. Chi è nato prima tra la musica classica ed il rock è un po’ come chiedere se è nato prima l’uovo o la gallina…
    Io credo che siano sempre pacificamente coesistiti, ognuno con i propri amanti del genere più o meno fedeli.
    Musicalmente parlando io spazio molto, amo entrambi i generi e non mi sento di tradire Chopin quando ascolto gli Who.
    Il rock è praticamente inscindibile da due-tre elementi fondamentali: chitarra elettrica e batteria, per non parlare del basso e della voce.
    Il reef della chitarra in un certo modo e quelle rullate di batteria le trovi solo nel rock.
    Così come il rock non avrà mai tutte le caratteristiche che fanno amare la musica classica, un assolo di pianoforte o il sottile suono di un violino.
    Tutto dipende da cosa cerchi nel momento in cui ascolti…e ad ascoltare buona musica non avrai mai di che pentirti.

  9. mah…per me cronologicamente il rock è nato dopo. Quello che era nato già da tempo, forse ancora prima di Chopin e Beethoven è il modo di vivere rock. Per questo dico che i rocker di oggi non sono poi molto diversi da quelli di due secoli fa.

  10. Eccolo, l’ho trovato subito!
    Caspita, delle vere rock star…sono rimasta di sasso!
    Sia per Beethoveen che fracassa il pianoforte che per le groupies di Liszt…è proprio vero che non abbiamo inventato nulla, in tempi recenti.
    E tu non sai cosa darei per poter fare un viaggio nel tempo ed assistere alla Woodstock che tu descrivi….grazie di avermi segnalato questo post, una vera perla!

  11. e quindi c’era, sì. Anche questa è una cosa vecchia che avevo postato su altri siti. La vita di alcuni musicisti è molto interessante. E anche tragica. Molti sono morti giovanissimi, pensa a Chopin o Mozart. Tutti quasi sempre malati.
    Si vede che la musica una volta consumava, ora si consuma.

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