Parole vecchie

Fra i tanti libri, quello a cui tengo di più è il dizionario di mia nonna Cornelia, un edizione del 1886 dalla copertina marrone e rigida, composto da 1350 pagine.
In esso ci sono alcuni definizioni spassose e altre che fanno lavorare anche le zone del cervello solitamente pigre.
Prendiamo ad esempio la definizione di tre:
“Che seguita immediatamente al due”.
Niente da dire, è corretto.
Prendiamo ora la definizione di quattro:
“Che contiene in sé due volte il due”.
E anche questo è corretto.
Ma la migliore è quella del sette:
“Che contiene il tre e il quattro”.
Per finire con il nove:
“Che sta tra l’otto e il dieci”.
Poi mi sono accorto che non c’è niente di eccezionale in queste definizioni. I dizionari moderni non sono poi così diversi.
Allora ho approfondito le mie ricerche su altri termini, come ad esempio, elettricità:
“fluido sperso nella natura e che dà luogo ad una moltitudine di fenomeni”.
Il calcio, oltre ad essere una pedata è un giuoco antico nella città di Firenze.
Lampada: vaso sul quale si tiene acceso un lume ad olio.
Telegrafo: macchina collocata in luogo elevato, per mezzo della quale facevansi certi segnali, che ripetuti da altre simili macchine, collocate a certa distanza le une dalle altre, servivano a trasmettere prestamente novelle od ordini a coloro che erano in grandissima lontananza.
Pistola: sorta d’arme corta da fuoco, così detta perché credesi inventata a Pistoia.
Comunismo: specie di socialismo più volgare e più sozzo, il cui scopo è la divisione dei beni fra tutti.
Camorra: società di malvagi nell’Italia meridionale che riscuote fraudolentamente una tassa illecita sui proventi altrui.
E poi è simpatico vedere come nell’arco di un secolo il significato di alcune parole sia mutato. Ad esempio, per gabinetto l’unica definizione è: meglio stanzino, cameretta da scrivere, studiare, ecc. armadietto, stipo per conservare cose preziose (!!!)
Mattonella: sponda del tavolo su cui si gioca a bigliardo- specie di confetto – indirettamente, incidentalmente.
Piastrella: ciascuno di quei piccoli sassi piani, che servono ai ragazzi per giuocare in vece delle pallottole.
Sapone: mistura composta comunemente d’olio, calcina o cenere che si adopera per lavare e purgare i panni e bagnar la barba prima di raderla. (quindi o non ci si lavava o si usava qualcos’altro).
Succursale: chiesa che serve in vece di parrocchia.
Non esiste la radio. L’aereo è qualcosa che appartiene all’aria o sta nell’aria ma nessun riferimento agli aeroplani. Tuttavia esiste il paracadute. Il dirigibile è un sostantivo femminile che significa: che può dirigersi.
Non esistono il rubinetto, il frigorifero, la tapparella.
Non esiste la bicicletta ma c’è il velocipede: macchina con due ruote che corre, solo che si tocchi colla punta de’ piedi un braccio di leva, che v’ha in essa, da chi la cavalca.
Non esistono alcune invenzioni che videro la luce proprio in quegli anni: la plastica, il telefono, il giradischi, il grammofono, il cinema, il grattacielo, la dinamite.
Ora sto iniziando a leggere tutte quelle parole che non si usano più, e sono molte, di una ricchezza che nessun’altra lingua può darci. Ve ne regalo due:
Squartanugoli: spaccamontagne, millantatore.
Straccagelosie: chi sta sempre alle gelosie delle finestre.

libreria di sbiego

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19 thoughts on “Parole vecchie

  1. Che bel nome quello di tua nonna…Cornelia, ha in sè un che di retrò ma anche una forza…già solo alla pronuncia…Cornelia, senti com’è altisonante?

    Grazie a lei per non aver permesso che quel dizionario andasse perduto e grazie a te aver scritto questo post ed aver voluto così condividere con noi queste parole che sanno di altri tempi e che sono belle e sane, da riscoprire.
    Perchè la cultura non è solo sapere ma anche saper tramandare.

  2. Il rumore dei fogli mi mette sempre di buonumore e questo tuo dizionario ereditato da nonna Cornelia è una favola, specialmente quando per approssimazione, usa l’intercalare “specie” 😉
    Buona giornata e buona settimana P.
    Mapi

  3. Caro Pan, hai sentito della nuova targa dell’angolo delle chiacchiere?
    Manda, se vuoi, una tua foto di quand’eri piccolo a Diemme, che poi provvederò…

    Dai, che l’aspetto.

  4. @Aleyakke: no, non essere così…abbiamo distrutto o dimenticato per inventare altre parole.
    @Elle: mia nonna si chiamava Cornelia ma da tutti, e fin da piccola, era chiamata Nella, che è molto più dolce. “Nonna Nella”… che suona come una ninna nanna.
    @Mapi: quando lo sfoglio cerco di fare poco rumore, le pagine odorano, sono gialle. Ma mi piace un sacco leggerlo, specie la sera.
    @Arthur: bellissime, e non hai visto il resto.
    @Aureolina: sì…per dimenticare ho letto mezzo dizionario 🙂

  5. Caro Pan, ho ricevuto le foto e devo dire che eri un bellissimo bambino.

    Le foto sono un po’ sottoesposte, ma cercherò di correggerle.
    Grazie e quando riceverò tutte le altre, mi metterò all’opera.

    *** Ciao e…appuntamento nel nostro salottino. ***

  6. la lingua si trasforma, nella sua trasformazione c’è il nostro passato, leggere un vocabolario del genere deve essere un’emozione unica, è toccare con mano il passare del tempo.
    Nonna Nella: è veramente dolce, e chissà quante ninna nanna ti avrà cantato! Bellissimo post. Ciao Lucia

  7. IO oltre a complimentarmi per il vocabolario gioiello, di cui sono invidiosa, alla fine di questa breve lettura, ho considerato e me ne sono convinta, che ai tempi di Nonna Cornelia, si parlava e si scriveva in modo più elegante di quanto non si faccia oggi. La trasformazione, l’evoluzione è normale in tutto, ma dovrebbe apportare miglioramenti…o no? Io, pur non conoscendo nonna Cornelia, ho provato a tuffarmi con la fantasia, nei tempi in cui, Lei stessa, questi termini li usava comunemente…per parlare con un’amica, per fare la spesa, per corteggiare o farsi corteggiare….che meraviglia! Nel caso in cui ti fosse possibile, prova a scrivere qualche altra curiosità. N.B.: Prossimo mercatino dell’anntiquariato, cercherò un “vocabolario”, magari non lo troverò uguale, ma simile a quello di Nonna Cornelia, sicuro! Grazie

  8. @ lucia: esatto, c’è il nostro passato ed è un piacere sentire il suono delle parole morte.
    @patrizia: ci provo a scrivere qualche altra curiosità. Il guaio è che sono troppe, una meglio dell’altra. Avrei da postare per tutta la vita 🙂

  9. Caro Pan, devo ringraziarti per le parole di “pace” che stai usando in tutta questa storia. Dimostri d’essere una persona che crede nei rapporti umani, anche se come in questo caso, virtuali e che non si ferma davanti alle apparenze.
    Sono felice di averti conosciuto.
    Grazie!

  10. Anch’io ti ringrazio per le tue parole, e anch’io sono felice di averti conosciuto. E un altro grazie perché ci hai permesso di giocare, ogni tanto ti abbiamo messo in mezzo (come si fa con gli amici, con cui ci si sente di potersi prendere confidenza), e tu hai sempre prestato il fianco, presentandoti come una persona con cui si può scherzare, e questo, qui con noi, è indispensabile!
    Grazie!

  11. grazie a voi!
    Io, come ripeto, credo che quando si guasta qualcosa non sia proprio colpa di qualcuno. Colpa è un termine inesatto. E’ solo questione di sensibilità diverse, accordature sfasate o strumenti che a volte stanno bene insieme, altre volte no. E poi capita che l’umidità o il troppo secco vadano a compromettere i legni e l’integrità dei suoni.
    Il mio pianoforte a volte lo lascio riposare. Lui si arrabbia, comincia perfino a puzzare. Però quando riprendo a solleticarlo…fa venire fuori dei suoni che neppure uno Steinway & Son saprebbe fare.

  12. Un po’ del vocabolari filtrato dalla mia “secolare ” esperienza:

    calcio: preferisco il fosforo.
    Giamaicani: club felino
    Lampàda: Ballo sudamericano in voga a Canicattì
    Pistola: vezzeggiativo settentrionale. “Ue, ma sei proprio un pistola, te, eh!”
    Comunismo: corrente di pensiero di coloro che prediligono il lavoro nelle amministrazioni locali
    Mattonella: è un errore di genere (o mattonello o mattanella)
    Piastrella: Una tal strella tanto, tanto buona
    REcesso: sovrano recondito sanitario
    Sapone: grande sapiente
    Succursale: opposto di succurscende….
    ….aso….

    Ma, a parte gli scherzi, mi piace tantissimo la tua passione (passione, eh) per la musica, e le cose che scrivi al riguardo mi piacciono tantissimo. Continuo a leggere. Salutami il pianoforte.

  13. Grazie Brandy, sulla tua “secolare” esperienza potresti scriverci un post.
    Il pianoforte contraccambia il saluto…oggi l’ho trovato su di giri, mi aspettava da una settimana.

  14. Pingback: Parole vecchie « Si capisce

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