Vicini di casa

panirlipe_primavera

Quando arriva la primavera i segnali sono molti: le giornate si allungano, i merli fanno rotta tra il giardino e l’olivo, indaffarati a costruire i nuovi nidi. E poi, con i primi caldi l’erba cresce ed è necessario riprendere il tosaerba, pulirlo, sistemare la presa della corrente, tutte cose che ci si è dimenticati di fare alla fine dell’autunno. O meglio, non si è voluto fare per pigrizia.
Un altro segnale è il sacchetto di plastica che pende sulla rete di confine. Dentro ci si trovano le primizie che il mio vicino gentilmente mi regala. Lui, figlio di contadini, ex contadino, ex alpino, un nonno con i baffoni, ci offre sempre qualcosa del suo raccolto, anche il vino che mosta o un piatto di bogoni che insieme abbiamo catturato.
Talvolta ci troviamo tutti e due alle prese con il tosaerba o con la potatura di qualche pianta oppure solo intenti ad osservare la vita che cresce e allora ci perdiamo in chiacchiere, fino a quando il sole tramonta e il freddo ci entra nelle ossa. Oppure fino a quando sua moglie non lo reclama, chiamandolo sempre per cognome, un vezzo che di sicuro si porta dietro da quando erano giovani.
Lei, ex figlia delle montagne, ex operaia in un biscottificio, ogni tanto mi parla di quel “caval mato” della secondogenita, che dopo otto anni ha lasciato Marco ed è andata a vivere con un uomo sposato. Poi è tornata con il fidanzato, poi è andata a vivere con un altro uomo. Infine è tornata di nuovo con il fidanzato ma di sicuro lo lascerà alla fine del mese.
E ogni volta che mi racconta questo, io mi chiedo chi sia più matto: la figlia o Marco che ogni volta l’accoglie a braccia aperte?
Lo penso ma non lo dico, perché fa tutto lei da sola:
“Quel caval mato…” e poi ci aggiunge qualche altra parola che non è bello sentire pronunciare da una madre. E allora io le dico:
“No signora, non dica così. L’importante è che lei sia contenta, in salute…” e tante altre frasi inutili che si dicono per portare conforto. Parole che escono per pura cortesia ma che a volte funzionano perché la signora, raccolta l’insalata e ascoltate le mie parole mi dice:
“Pani, cosa vuole farci? Bisogna tenerla così. L’è un caval mato…” e rientra in casa ridendo, con gli occhi lucidi ma il sorriso sulla bocca.

Annunci

6 thoughts on “Vicini di casa

  1. Che bella scena, che vicini deliziosi!
    Però la signora tutti i torti mica ce li ha… quella figliola l’è proprio un “caval mato”… per non dire l’altra parola che non è bello sentire pronunciare da una madre, ma che un “caval mato” del genere ti tira fuori con le pinze!
    E il Marco? Caro Pan, l’amore è amore: cieco, sordo, muto, spesso debole, e a volte persino privo di dignità, ma non senza l’anelito alla felicità che solo la persona amata ci può dare. C’era un mio amico che era il Marco della situazione: alla fine è riuscito a sposarla (sicuramente i vari “passanti” non avevano mai avuto intenzione di portarsela via…); lei poi si è ammalata e, nella paura della malattia e nel bisogno di assistenza, è diventata un micetto, totalmente dipendente da lui, trepida e svenevole. Ora è morta, e di lei lui ricorda solo il periodo in cui lei era totalmente dipendente da lui, devota, ricorda solo quei momenti in cui lei non gli ha risparmiato dolcezza, affettuosità e gratitudine.

    *** E’ ben strana la vita ***

  2. in effetti l’amore è una delle cose più misteriose che ci siano. Però…non so. Credo che ci sia anche un’alta dose di immaturità da parte di tutti e due, il “caval mato” e Marco. E sinceramente, io non riuscirei ad essere come lui, proprio no. Cercherei un’altra persona sulla quale riversare tutto il mio amore, o quello che posso. Invece lui vive nell’attesa di queste pause, tra un uomo e l’altro. Mah…

  3. lui vive nell’attesa, l’attesa … secondo me sta tutto in questa parola, come quando si aspetta la festa, si preparano i dolci, si comprano i regali, il vestito nuovo, si fantastica sulle persone che verranno, su ciò che porteranno, si sogna nell’attesa. Forse Marco ama il sogno, il caval mato è il suo sogno: quello di domarlo un giorno. Un giorno non troppo vicino, un giorno lontano, più è lontano e più il sogno si protrae anche perchè quando quel giorno arriverà il suo caval mato non sarà più tale. Ciao Lucia

  4. Mettere le briglie a quel “caval mato” credo sia impossibile e infondo…se ci pensi bene, anche profondamente ingiusto.
    Ognuno ha una propria natura, un’indole tranquilla o piuttosto irrequieta e plasmarsi in favore delle convenzioni o dei desideri altrui aiuterebbe a moderare certi comportamenti, ma toglierebbe cuore e anima.
    E poi, lo confesso, io sono di parte: a me i “caval mati” piacciono tanto!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...