E lei non si scosta

“Devi passare il pollice sotto il dito medio”. Dico questo prendendole il dito e poi l’intera mano, per spiegarle il passaggio del pollice. Le sue dita sono tutte inanellate, mi fermo un attimo, conto tredici anelli e poi una decina di braccialetti al polso.
“Sbaglio qualcosa?” mi chiede perplessa.
“No…scusa, stavo solo contando i tuoi anelli”.
“Ah! Sono tanti vero? A me piacciono molto”.
Vorrei dirle che anche a me piacciono, ma forse esagera, soprattutto con l’anello al pollice. Nella lezione precedente non c’era.
Le muovo le dita, una alla volta. Sono perfette, affusolate, senza nodi, adatte per uno strumento a tastiera. Non sono fredde e neppure calde o sudate.
Sono tiepide, alla giusta temperatura e lei se le lascia toccare. Posso fare tutto con le sue mani.
Riprende a suonare e io, seduto a sinistra osservo l’ immagine che si riflette sul mobile nero del pianoforte. Guardo il suo labbro che s’increspa quando il passaggio si fa duro. Il suo sorriso quando sbaglia una nota e lei che mi osserva proprio tramite quel riflesso.
Dopo una decina di minuti le dita si sciolgono e lei suona senza esitazioni. Io mi rilasso, penso solo all’ascolto e poi guardo in basso, i suoi piedi nudi.
“Ho suonato bene?” mi chiede alla fine.
“Sì, hai solo sbagliato un passaggio con la mano destra”.
“Quale?”
“Questo”.
Mi sporgo, allungo la mano destra, suono le battute che ha sbagliato. Con il gomito le tocco inavvertitamente il seno. Lei non si scosta.
“Ho capito!” fa lei.
Riprende a suonare e sta suonando alla perfezione quando arriva sua figlia di sei anni, con un libro in mano e le chiede:
“Mamma, cosa vuol dire dittatore?”
“Ehm…poi te lo spiego”.
Io guardo la bambina, sorrido e poi le sussurro:
“ Dittatore? Chi ha le dita piene di ori, come tua mamma”.
La bambina scappa in cucina, ridendo con la mano sulla bocca.
“Uhm…le hai detto una della tue?” mi dice senza staccare le mani dalla tastiera e osservandomi attraverso il riflesso del mobile. Il suo sopracciglio è arcuato e fa la rima con la piega delle labbra.
“Sì” rispondo.
“Ti perdono perché sei il mio maestro”.
“Grazie. Però qui hai sbagliato di nuovo”.
Allungo il braccio destro, suono le battute, con il gomito le sfioro il seno. E lei non si scosta.

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35 thoughts on “E lei non si scosta

  1. Mi diceva un collega che la fase che l’intrigava di più di un rapporto era quell’approccio iniziale, fatto di sguardi, di strusci lievi e “casuali”, per vedere fino a che punto ci si può spingere, se lei si “scosta” o no… E poi ci sono situazioni galeotte, come questa, in cui veramente non sai se dietro quel gesto dovuto, da parte di un insegnante di piano, di prenderti la mano per insegnarti le giusta posizione delle dita sulla tastiera, ci sia una valenza diversa, non sai se quello sfiorare il seno con il gomito, mentro suona, sia casuale davvero. E allora, scansandoti, ti sembra di offendere la persona, di accusarlo in qualche modo di molestia, e allora fai l’indifferente a tua volta, magari non perché stai al gioco, ma per non mettere in imbarazzo una persona che forse ci marcia, o forse è solo distratto o maldestro.

  2. Delicato e sensuale questo gioco di sguardi, parole, mani, note…
    C’è tutto…tutto ciò che rende dolce ed intrigante al tempo stesso un approccio tra allieva e maestro.

  3. io sottolineo la frase “le sfioro il seno” perchè il senso sta tutto qui. E’ solo un gioco di sguardi, pensieri e l’unico tocco è quello delle mani (a parte la frase a metà: “Con il gomito le tocco inavvertitamente il seno, che modificherò”).

  4. Scusa Pan se utilizzo questo spazio per comunicare con l’inquilina del piano di sopra…ho provato a bussare alla sua porta ma non mi risponde, allora adesso mi affaccio sul pianerottolo…perchè sta cosa proprio gliela devo dire:

    @Dieeeeeemmeeeeee: ma allora è vero che lui è Panceprova 🙂 🙂 😀

    Panir: scusami eh! non volevo certo togliere poesia a questo tuo post così bello…ma sai com’è…a noi ce piace tanto de chiacchierà!

  5. Pan, incominciamo ad avere tante cose in comune, l’ascensore, le lezioni al pianoforte…

    Bello, come sempre, questo tuo pezzo.

    Per il resto, guarda che avere a che fare con Diemme, altrimenti detta Tremendisia, con Elle, altrimenti detta Adorée_Elle, con Emaki81, altrimenti detta Piccola Ema, non è cosa facile.
    Io se vuoi ti difendo (lasciate stare Pan, che se no mi sbaglia le note…), ma tieni conto che se vuoi delle dritte, te le do anche, ma con le suddette, spesso, è guerra persa.

    Stai attento, segui il labiale…

  6. Un consiglio P. io non avrei chiuso con quella battuta dello sfiorere il seno. E’ troppo scontata e troppo banale se ci pensi bene. Potresti risolverla diversamente questa chiusa, credo. Un abbraccio affettuoso Mapi

  7. Grazie Mapi. Intendi dire tutta la frase (Allungo il braccio destro, suono le battute, con il gomito le sfioro il seno. E lei non si scosta.) o solamente l’ultima (e lei non si scosta)?

  8. Se posso intromettermi nella questione linguistica e/o stilistica del pezzo, io non avrei cambiato nulla.
    La frase finale lascia ampio spazio ad un possibile sequel del pezzo oltre che essere perfettamente integrata in esso.
    Delicata e leggera come il tocco delle dita sulla tastiera del piano, lievemente accennata, anche se voluta e non fortuita, come il tocco del gomito che sfiora il seno…

  9. in effetti, il finale riprendeva quella frase a metà del pezzo. Lei sbaglia a suonare, io la correggo e inavvertitamente la tocco con il gomito. Situazione che si ripete alla fine: sbaglia lei e sbaglio pure io.
    Però credo che posso rendere la stessa idea in modo diverso. O almeno posso provarci.

  10. Però se in quel momento l’hai resa così…perchè cambiarla ora?
    Non togliere spontaneità ai pensieri quando fluiscono così, liberamente…è quanto di più caro abbiamo.

  11. eh…io lavoro di fino, sono pignolo e continuo a riscrivere. Se dico che provo a cambiarlo è anche per una questione di esercizio.
    Comunque sia, io faccio tesoro di tutte le vostre osservazioni.

  12. Dire che bisogna cambiare una frase, o un finale, lo trovo un po’ azzardato e, scusa Pan, non lo starei neanche a sentire.

    E’ impossibile mettersi nei panni di chi ha creato qualcosa, che sia un brano e una poesia, o un quadro o una fotografia…e quindi, come si fa a dirgli che è meglio questo di quello, o non so cosa?

    La creatività non si alimenta in un condominio, men che meno, la si mette in discussione.

    Può piacere, può non piacere, ma…mettiamola così, io sto al posto di chi legge, tu Pan in quello di chi ha scritto.

    *** Elle, concordo in pieno con te! ***

  13. ma se io scrivo qualcosa e la inserisco qui sopra è appunto per ricevere qualche parere, critica, osservazione e tante altre cose. Se qualcuno mi dice: “Avrei preferito se…” o “mi sarebbe piaciuto…”, oppure “quella frase è un po’ stonata…”, perché non tenerne conto? Le prendo in considerazione alla pari degli altri.

  14. Beh, mettiamola così: esprimo anch’io il mio parere, così si bilancia con l’altro.
    Preferirei che restasse così, come è nata. Mi piacerebbe che non la cambiassi.

    *** buona la prima ***

  15. allora mettiamola così: non so se la cambierò, non so neppure cosa ne farò di questo piccolo racconto. Tuttavia ogni osservazione e critica è preziosa. A Mapi avevo detto che qualche volta le mie chiuse mi facevano paura perchè rischiavo di esagerare nella banalità. In questa lei mi ha fatto notare una stonatura che sicuramente servirà ad accordare meglio gli strumenti.
    Per questo accetto volentieri qualsiasi parere.

  16. è sensuale questo racconto, mi piace per questo, io lo avrei chiuso qui “Mi sporgo, allungo la mano destra, suono le battute che ha sbagliato. Con il gomito le tocco inavvertitamente il seno. Lei non si scosta”, sarebbe rimasto tutto sospeso e avrebbe dato più possibilità a chi legge di fantasticare sul gesto. Però questo è solo un mio modesto parere, il racconto è molto bello al di là della chiusa finale. Ciao Lucia

  17. Pingback: L’A_ngolo delle chiacchiere n. 10 « Diemme

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