Impennate

panirlipe_bici

La settimana scorsa sono andato a trovare i miei. Anche a distanza di anni scopro che non ho dimenticato certe abitudini tipo alzare gli occhi sul secondo piano della casa sul retro, per vedere se c’è la ragazza tedesca, oppure osservare dalla finestra della cucina le persone che passeggiano. Talvolta mi sembra che non sia cambiato nulla: la magnolia è sempre della stessa altezza, la signora dai capelli viola porta a spasso lo stesso cane e la tedesca ormai ha una figlia di vent’anni ma fa sempre piacere vederla.
Quel giorno ho visto anche il mio amico Marcello. Siamo cresciuti insieme, dalle elementari alle superiori e poi ci siamo persi. Lui è tornato a vivere nel condominio dove è nato, nell’appartamento proprio sopra a quello dei genitori.
Lo osservavo mentre usciva dal garage con suo figlio Martino. Sorridevo pensando ai loro nomi. Un tipo metodico come Marcello al proprio figlio poteva dare solamente un nome che iniziava  con la lettera emme. Li osservavo mentre uscivano con le biciclette. Martino (avrà dieci anni) è proprio uguale a suo padre quando aveva la stessa età. Mi pareva di vedere lo stesso bambino che mi rubava i soldatini, il mio migliore amico con il quale raramente ho fatto a botte e che quando saliva in bicicletta dava sempre un’impennata. Non troppo elevata, perché una volta si era cappottato. Giusto una piccola impennata, sufficiente ad alzare di dieci centimetri la ruota davanti.
Li osservavo controllare la pressione delle gomme. Marcello era di nuovo dimagrito. Lo vedo una volta all’anno e ogni volta è diverso. E’ il classico uomo che gioca sui dieci chili in più o in meno.
Martino è salito sulla bici ed è uscito in strada. Marcello ha inforcato la sua (grigia, come quella che aveva trent’anni fa), ha fatto una pedalata e poi… sì, inarcando la schiena e forzando sui reni ha dato un’impennata, leggera, sufficiente ad alzare di dieci centimetri la ruota davanti.

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7 thoughts on “Impennate

  1. @clementina: ma fa anche lui gli impenni con la bici?
    @Mapi: grazie del commento…per me è un onore, non sto scherzando.
    @Lucia: se sono affreschi, spero che durino quanto quelli di Giotto

  2. Certe cose non cambiano mai…corsi e ricorsi storici quasi, e in un certo senso, tutto ciò è anche rassicurante.
    Bello tornare a casa e trovare intatte certe emozioni: cambiano i nomi, cambiano un po’ le forme ed i colori, ma la sostanza no, quella resta.

  3. proprio così. Deve esserci qualcosa di ereditario. Mio papà, a volte mi osserva e dice che in me vede alcune espressioni e atteggiamenti di suo padre. Eppure lui, mio nonno, è morto quando io avevo sei anni. E le mie sorelle, la prima e l’ultima della covata, pur avendo vissuto insieme per pochi anni, sono uguali.

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