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Archivio per la categoria ‘racconti’

Ai fratelli maggiori occorre essere sempre riconoscenti. E chiudere anche un occhio, sopportare che strofinino le nocche sulla testa e leggano il Topolino prima di te.
Di avere questo debito nei loro confronti si può esserne consapevoli fin da subito, voglio dire, già al momento dei piccoli soprusi, o anche in età matura.
Io non ho mai [...]

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Il mio meccanico ci sa fare. Non glielo dico ma lui lo sa. Quando aggiusta una cosa quella non si rompe più. Può danneggiarsi dell’altro, allentarsi la frizione e scaricare la batteria ma sei sicuro che dove ha messo le mani, poi non ce le metterà più.

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È arrivata facendo gran chiasso, lei e la famiglia. Dico gran chiasso perché ha una voce grossa e in questo piccolo angolo di paradiso, lontano dai rumori stradali, anche la voce flebile di una vecchietta risuona potente. Non parliamo poi dei gemiti di Loredana, l’altra mia vicina, quando incautamente lascia le finestre aperte.

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L’ultima volta è stato nel 2002 e per farlo ero andato da un barbiere piuttosto originale, un uomo all’apparenza burbero e spiritato ma che nella sua bottega accoglie tutti senza distinzione. Infatti è il barbiere preferito dagli extracomunitari. Un artigiano che lavora come una volta, pochi arnesi, rasoio a mano libera, un po’ di lacca dozzinale o cremina. Ma vederlo all’opera è uno spasso come lo sono i suoi discorsi e le pause che fa tenendo in mano il rasoio e spalancando gli occhi. E poi si chiama Ugo e al giorno d’oggi c’è poca gente che si chiama così. Qualche volta ci ho portato mio figlio mentre io mi sono sempre arrangiato con la macchinetta. Avevo preso un’abitudine: prima di partire ci si fa un bel taglio monacale.

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Divertimenti #7

Quel che resta del sogno
“Dottore…” esordì la paziente distesa sul lettino. La stanza era oscurata da una tenda grigia che rendeva cupo l’ambiente  ma allo stesso tempo regalava protezione.
“Sì, mi dica” rispose il professore che sedeva poco distante.
“Questa notte l’ho sognata” continuò la donna e subito dopo si lasciò scappare un sospiro.
“Chi ha sognato?”
“Lei, ho [...]

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“Dovevamo proprio indossare questi buffi copricapi ?” dice lei a denti stretti.
“Certo! Servono per rendere più realistica la foto”.

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Tacchi vertiginosi , ampia scollatura e minigonna arancione erano ottimi argomenti per non far cadere gli sguardi sul proprio volto, severo e scomposto.

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“Perché lo insulti così pesantemente?”
“Quando si dice la verità non c’è offesa” continuò Monica.

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Scese nel suo appartamento, fece una doccia e poi indossò un accappatoio bianco. Si profumò di vaniglia, addolcì le labbra con del burro cacao e per cinque minuti valutò la sua figura davanti allo specchio.

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“Sonia, quando esci dalla vasca sembri la Venere del Botticelli e per me quello è il momento più bello della giornata”.

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