Bisogna avere paura per vivere

gennaio 25th, 2012 § 17 commenti

Una scossa di terremoto alle 00:54 e un’altra alle 9.24 di questa mattina. E la gente torna a vivere, si riprende gli spazi all’aperto, esce dalle case, socializza. I parchi sono pieni di gente che nemmeno nelle più belle giornate di primavera o nelle serate estive riesci a vedere.
Bisogna proprio aver paura per cominciare a vivere come si deve.


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§ 17 Risposte a Bisogna avere paura per vivere"

  • salinaversosud scrive:

    Mi hai fatto pensare.
    La paura dovrebbe smuovere quel che c’ è
    Se non c’ è nulla, nulla si smuoverebbe…
    …e infatti.
    Illuminante, grazie

    • pani scrive:

      e qui si è smosso anche troppo, con allarmi e previsioni azzardate, circolate chissà come. Ma adesso che fa freddo sono tutti tornati a casa. O nelle macchine.

  • Il 23 novembre del 1980 vivevo a Salerno ed ero solo una ragazzina che frequentava le scuole medie. Di quel terremoto ricordo i rumori e il tempo che non passava mai (una scossa interminabile) ma anche i momenti di gioco, solidarietà e condivisione che vennero dopo. Nella mia memoria ci sono soprattutto 2 immagini: un pesce rosso in un sacchetto appeso sulla finestrella della portineria e un trenino turistico che quella notte ospitò tante persone sul lungomare.

  • Miss Fletcher scrive:

    E invece bisognerebbe vivere gioiosamente, anche senza paura.
    Io ho sentito due scosse stamattina, mentre ero al lavoro. Pavimento che si muove, muri che oscillano, qui è stata questione di pochi secondi ma il senso di impotenza che ho provato e la paura…il terremoto è angosciante, al di là della paura. Speriamo che sia finita qua, un abbraccio Pani.

    • pani scrive:

      a dire il vero a me ha fatto più paura quello di circa sette anni fa, credo di tipo sussultorio. In quello sentivi proprio il rumore sordo della terra, le sue viscere. Un suono inquietante.

  • Ossidiana scrive:

    Bella provocazione, ben sapendo che in generale la paura non porta veramente fuori, semmai fa rinchiudere, ci barrica dentro. Non dentro casa, ovviamente.

  • pani scrive:

    se non dentro casa siamo sempre barricati in qualcosa: un auto, un vestito di facciata…

  • topinapigmy scrive:

    Purtroppo hai ragione. Solo in certi momenti il tuo vicino ti guarda e ti rivolge la parola mentre prima, per anni magari vi siete incontrati e nessuno dei due si è detto niente o peggio, si è chiusi di corsa il portone per salire le scale da soli, tranquilli. In questi attimi eterni invece, la voglia di una parola rassicurante la si cerca in chiunque. Chiunque potrebbe essere colui che ti dice – Quando fa così poi non ne vengono più di scosse -. Che brutto….quando sarebbe così bello e così facile guardarsi tutti con un semplice sorriso.

  • pani scrive:

    probabilmente l’uomo non è fatto per stare in cattività, in palazzi/condomini alveare. Per questo si richiude sempre di più, per difendersi. Se vivessimo tutti in singole abitazioni forse ci si cercherebbe di più

  • pani scrive:

    che sia una socializzazione provvisoria è vero. Finita la paura si torna nelle proprie case e dopo qualche giorno non se ne parla più. Però se ritrovi per strada quelle persone, almeno le saluti.

    Nei paesini di sicuro c’è più comunione e condivisione che nelle grandi città. Basta vedere come le piccole comunità festeggiano il santo patrono o altre iniziative. Per esempio, nelle bande musicali trovi il farmacista e il sindaco, il vigile del fuoco e l’insegnante.

    Riguardo all’apocalittica guerra…questa è una frase un po’ presuntuosa e mi spiego: alla Terra di noi non frega proprio nulla. Se i terremoti causano morti la colpa mica è del pianeta o del riscaldamento globale. La colpa, se si può definire tale, è che vogliamo costruire con materiali che se crollano ci fanno male.
    In fondo, noi non siamo gli essere più numerosi sul pianeta e non ne siamo nemmeno padroni.

  • Matteo scrive:

    Concordo sugli “effetti positivi” della paura. Però c’è da dire che una vita di paura non è proprio una bella vita eh!

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