Accordatori # 3
dicembre 6th, 2011 § 13 commenti
Il terzo accordatore
è anche quello che ha messo le mani sulla meccanica del pianoforte.
Gli avevo solo chiesto un consiglio, un parere e lui in un secondo, rapido come un prestigiatore, si mise sotto braccio il complicato sistema di martelletti e smorzatori per portarlo in laboratorio. Qui avrebbe sostituito i feltri, cambiato le molle e sistemato le viti.
Non fece un bel lavoro. E’ vero, il suono diventò più corposo e il movimento dei martelletti smise di produrre scricchiolii come le giunture di una perpetua. Però ruppe il meccanismo di due tasti e dovette prendere i pezzi dal primo e l’ultimo della tastiera per sostituirli.
“Tanto questi non si suonano mai” disse.
“Oddio, qualche volta a me piace pigiarli” risposi.
“Sì, ma quanti pezzi ci sono con queste note? Al massimo arriva fino a questo sol”.
“In effetti…”
“Oh là, questo volevo dire”.
Lo perdonai solo perché aveva un modo di esprimersi che avrebbe fatto ridere chiunque. E poi era così entusiasta del suo lavoro che era uno spettacolo osservarlo.
“Lei è appassionato di Formula Uno?” mi chiese all’improvviso, mentre regolava alcune corde.
“Per niente”.
“No?”
“No”.
Si curvò di nuovo per sistemare un martelletto e poi disse:
“Adesso c’è il Gran Premio, c’è”.
“Mi sembra che sia già terminato…”
“E’ già terminato?” esclamò.
“Sì, Villeneuve è anche finito fuori pista”.
“No! E’ finito fuori pista?” disse mettendosi le mani fra i pochi capelli.
“Sì”.
“Si è fatto male, si è fatto?”
“No, al telegiornale hanno detto di no”.
“Accidenti”.
Ricominciò il suo lavoro, ogni tanto borbottava qualcosa.
“E’ andato fuori pista, è andato… però è un grande Villeneuve, è un grande. Chissà cosa si è fatto…chissà”.
“Se vuole accendo un attimo la radio così può sentire se dicono qualcosa” proposi.
“Sul serio? Può accendere la radio, può accendere? Oh là, è proprio quello che volevo chiederle, è proprio quello!”
A me veniva da ridere, anzi ridevo. Invece di preoccuparmi della salute del mio pianoforte e delle sue due note mute, ridevo per questo folle che continuava a parlare. Un altro al posto mio gli avrebbe detto: “Senti un po’, ti ho chiesto di sistemare la meccanica e tu hai rotto un manico del martelletto e uno scappamento. Che razza di restauratore sei?”
Però, come potevo? Immaginate di trovarvi davanti uno con la personalità e l’esuberanza di Benigni, anzi, di più, uno che vi fa ridere con una sola parola o restando muto.
Rincuorato dopo aver saputo che Villeneuve era uscito illeso dall’incidente, riprese il lavoro.
“Lei suona?” chiese poco dopo.
“Eh… be’, direi di sì”.
“Ma intendo dire: lei suona in qualche dancing?”
“Oh no! Suono e basta, per conto mio”.
“Io suono tutte le sere. Se vuole venire a sentirmi sono tutte le sere al calipso, sul lago”.
“Ah! E cosa suona?”
“Musica da piano bar. Si beve, si suona, ci sono le ragazze che si spogliano… ah, ah! Sa come vanno le cose!” disse strizzando l’occhio e dandomi di gomito.
Dopo infiniti discorsi concluse dicendo:
“Allora, io lavoro così: un’accordatura ogni tre mesi. In questo modo il pianoforte resta sano. Ci vediamo fra tre mesi allora”.
“No, calma, aspetti… io non ho bisogno di accordature così frequenti. Non suono mica otto ore al giorno. E poi, è anche un bel costo”.
“Oh, ma io le faccio lo sconto, le faccio. Invece di cinquanta le faccio quaranta, le faccio. Così il pianoforte resta sano. Va bene allora, ci vediamo fra tre mesi, ci vediamo”.
Io me ne dimenticai ma dopo tre mesi lui telefonò e il giorno dopo si presentò munito di attrezzi a casa mia. Quella volta avevo voglia di ridere e quindi lo feci entrare. Poi traslocai e non lo rividi più ma seppi in seguito che lui telefonò a tutti i miei omonimi presenti sull’elenco del telefono nella vana speranza di rintracciarmi. Ogni tanto mi capita di conoscerne qualcuno e quando salta fuori che suono il pianoforte mi sento dire:
“Ecco chi cerca quel pazzo che continua a telefonare!”
a me sembra un bel parac…
sì, era parso anche a me. Una parac…simpatico ma svanita la simpatia l’ho anche tolto dalle spese
Mi ero perso il secondo, ora lo vado a leggere.
eh! con il secondo ho pasticciato nelle date, praticamente l’ho postato ancora prima di scriverlo
Okay, ormai è assodato, la categoria degli accordatori è composta di matti da legare…addirittura darti la caccia in tutto lo stivale
! Che poi, due tasti, se son lì, a qualcosa serviranno, o no?
vai a spiegarlo a quel tipo! Ma vedessi come ha reagito quando gli ho detto: “vabbe’, sì…” Anzi, non ho detto nulla, mi ha quasi preceduto. Insomma, era bravo ad incantare.
Sono d’accordo con Miss. Ma pani sei troppo gentile, troppo accomodante. Gli dovevi rispondere per le rime, anche se, a pensarci bene, a me questo accordatore sta simpatico nonostante la paraculaggine. Cioè alla mia diamonica manca un do, mica è la fine del mondo,cioè mica.
Io, quando suonavo la diamonica non ci crederai: I passerotti smettevano di cinguettare, i pulcini pigolare, le anatre anatrare, i picchi… insomma quel verso lì, invece i piccioni non stavano mai zitti.
eh, lo sappiamo che dalle tue parti i piccioni sono particolari. Anche la mia diamonica ha il primo tasto che invece di suonare vibra come il motorino d’accensione dell’auto.
E poi sì, ero troppo accomodante un tempo.
se non fosse vero sarebbe un racconto molto divertente. Ma son tutti così strambi gli accordatori? Metterei questo racconto nella rubrica: storie dell’altro mondo di Zucconi (mi pare) trasformandolo, ovviamente, in storie di questo mondo. Ciao Lucia
Lucia…chi scrive inventa sempre, ci ricama sopra. Ma se devo essere sincero questo terzo accordatore era proprio così, anzi, molto peggio o meglio, a seconda dei punti di vista.
Pani spione hihihihi Quel pianoforte… non mi invitare mai a casa tua…
XD
se fai l’accordatore posso anche invitarti. Uhm…secondo me, strambo come sei, fai l’accordatore sul serio
[...] è piuttosto singolare. L’accordatore fece un buon lavoro, mi aggiustò un martelletto che il professionista precedente aveva rotto e il prezzo mi sembrò onesto. Questo omino si occupava di accordatura ma gestiva anche [...]