Ai fratelli maggiori occorre essere sempre riconoscenti. E chiudere anche un occhio, sopportare che strofinino le nocche sulla testa e leggano il Topolino prima di te.
Di avere questo debito nei loro confronti si può esserne consapevoli fin da subito, voglio dire, già al momento dei piccoli soprusi, o anche in età matura.
Io non ho mai subito alcun tipo di angherie. Certo, ricordo una volta sola che mio fratello ha strofinato le sue nocche sulla mia testa. Una sola, forse perché l’aveva visto fare e gli interessava capire cosa ci fosse di bello.
Molte volte ha letto il Topolino prima di me, anche se non era il suo turno, ma lui impiegava quindici minuti a leggerlo tutto mentre a me quei minuti servivano solo per la prima pagina. Poi cos’altro? Mi svegliava mettendo il cane sul mio letto e a me dava fastidio, non per il cane ma perché non avevo nessuna voglia di alzarmi.
Poi ricordo solo cose belle, infiniti e disinteressati piaceri e oggi, sentendo una canzone ho pensato che a mio fratello dovrei essere eternamente grato.
Perché quando ero piccolo chiesi ai miei il permesso di studiare musica, principalmente la tastiera. Dissi proprio così:
“Vorrei imparare a suonare la tastiera”.
Mio fratello, che era di sei anni più vecchio di me e capiva come girava il mondo mi disse:
“Ma sei scemo? Studia il pianoforte!”
E io ci pensai a lungo. “Il pianoforte? Quel coso grande… mica me lo prendono… e dove lo mettiamo?”
La tastiera, o l’organo, era molto più pratico. Avevamo già un piccolo organetto Bontempi, bianco e rosso, sul quale si era esercitata tutta la famiglia. Se ripenso al suono e all’odore di quello strumento mi viene da star male. Però in circolazione c’erano degli organi più professionali, addirittura a due tastiere! E poi l’organo aveva anche un bel nome tondo, cominciava per O e finiva per O. C’era solo quella erre in mezzo a rovinare tutto.
Ci pensai tutta un’estate e fu proprio durante quei mesi caldi che il mio gusto, come un frutto maturo cambiò, gettandosi sul pianoforte, perché è così che succede: i consigli dei fratelli grandi sono sempre dei grandi consigli.
E oggi, che alla radio trasmettevano incredibilmente una canzone dei Pooh, ho pensato:
“Diavolo… se non ci fosse stato mio fratello avrei corso il rischio di diventare come Roby Facchinetti”. E mi è venuto un brivido. L’ho scampata proprio bella.

Come un frutto maturo
Novembre 1, 2009 di pani

ahahahahh
bellissima chiusa.
bello anche il resto.
che rischio… mi vengono i brividi…
ah, bella la foto. la vedo solo ora (il mio pc è lentissimo)
quella linea blu è perfetta. e il pianoforte di là. bella.
Anch’io a mia sorella devo molto, anche se per certi versi un po’ prepotentella lo era, ma era il suo modo di essere sofferente per quel posto “speciale” di figlia unica che le era stato carpito.
Troppo personale il nostro rapporto per poter essere raccontato, però mi sono chiesto spesso che cosa significasse fare da “apripista”, essere sempre quella “allo sbaraglio”, ad affrontare il mondo ignoto per prima.
Oggi, mia sorella, è il grosso punto di riferimento di tutta la famiglia, un po’ quello che dovrebbe essere mia madre e che non è.
Però io, che il pianoforte lo amavo e che ho una zia pianista che me l’avrebbe insegnato volentieri, fui costretta ad abbandonarlo perché non piaceva a lei: mio padre fu categorico, o tutte o nessuna.
Non ho mai capito che c’entrasse, semplicemente forse non gli andava giù l’impegno fisso di accompagnarci e venirci a riprendere. O, forse, non andava giù a mammà.
Sono un fratello maggiore anch’io, ma non è per questo che scrivo. E’ solo che apprezzo i post che, come quest’altro, http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=381826186&blogId=516597545, richiamano ai valori della famiglia. La famiglia è il luogo dove meglio si coltiva(va) la solidarietà sociale. E tutti dovremmo sperare che possa essere ancora così. Ciao.
Da sorella maggiore: grazie!
@morena: la foto forse è un po’ pesante. Comunque il pianoforte è di qua, non di là. Un gioco di riflessi…
@Diemme: una mia nipote, un giorno mi confessò che avrebbe voluto avere un fratello maggiore e mi sono sempre chiesto quale sia il peso che portano i primogeniti. Forse hanno tante responsabilità ma anche dei vantaggi: mica si prendono le cose usate
@raffrag: proprio così, dovremmo sperare. Purtroppo credo che la famiglia sia un’istituzione in crisi profonda.
@simple: Uh! Io non ho solo fratelli ma anche sorelle maggiori. Dovrò scrivere anche di quelle?
Sei stato davvero fortunato in entrambi i casi: fortunato ad avere un fratello maggiore che tiene a te, fortunato a scegliere il pianoforte e abbandonare sul nascere la carriera da Pooh!
Tra me e mio fratello ci sono due anni di differenza. Io sono la maggiore e non ho la più pallida idea di come mi vede e mi pensa. Non ci assomigliamo in nulla. Lui è preciso alla mamma io tutta nostro padre. Caratteri agli opposti. In questo momento si trova in Nuova Zelanda, un paese agli antipodi dal nostro. Eppure…
@ Betuli: Sì, io mi ritengo fortunatissimo!
@Sari: Eppure? Non vorrai mica dire che è andato in N.Z per scappare lontano da te!
Lontano da me non so… ma lontano da un tipo di società sì. Pescare in riva all’Oceano, andare a caccia di conghiali, tuffarsi in acque calde termali, giocare con i delfini oltre che con due bellissime rosee nipotine è la vita che mio fratello sceglie per sei mesi all’anno. Gli altri sei torna nelle nebbie padane suo malgrado per fare compagnia ad un altro nipotino un po’ più palliduccio ma altrettanto amato.
Io ho solo il punto di vista da maggiore, quale sono.
Ai fratelli maggiori spesso viene chiesta una comprensione ed uno spirito di sacrificio troppo elevato. Quella cantilena di “dai che tu sei più grande…” o del “dai lasciaglielo (il giochino) che lui è più piccolo…” ti risuona in testa per molto tempo dopo, anche quando sei grande sul serio.
Che ci possono essere anche solo uno o due anni di differenza, eppure… tu, sei più grande!
Suona come un’anatema ’sto “più grande” che sa di ingiustificata comprensione, di indotta tolleranza, di (im)motivate piccole rinunce, di acerba maturità.
La frutta la puoi far maturare anche con l’acetilene, ma solo il tempo matura gli animi.
E quello dei fratelli maggiori è un animo che matura da sé, con nocche grattate su testoline più piccole, con consigli lungimiranti e con tutti quei piccoli e grandi gesti che sono poi la vera forza dei legami.
bellissima riflessione
fratelli e sorelle sono pezzi della nostra vita, e non di rado angeli che ci salvano da errori clamorosi.
Condivido la passione per il piano, anche la mia iniziata con una picola bontempi.
@Sari: tuo fratello è diventato il mio nuovo punto di riferimento
Anche io voglio diventare come lui!
@Elle: io ho la fortuna che con i miei fratelli, più grandi o più piccoli, sono sempre andato d’accordo. Certo, c’è stato qualche bisticcio da piccolo ma nei loro confronti non ho mai provato invidia o rancori. Sono così fortunato che a volte non mi sembra vero.
@Mrs. President: di sicuro i fratelli sono un tesoro.