L’ultima volta è stato nel 2002 e per farlo ero andato da un barbiere piuttosto originale, un uomo all’apparenza burbero e spiritato ma che nella sua bottega accoglie tutti senza distinzione. Infatti è il barbiere preferito dagli extracomunitari. Un artigiano che lavora come una volta, pochi arnesi, rasoio a mano libera, un po’ di lacca dozzinale o cremina. Ma vederlo all’opera è uno spasso come lo sono i suoi discorsi e le pause che fa tenendo in mano il rasoio e spalancando gli occhi. E poi si chiama Ugo e al giorno d’oggi c’è poca gente che si chiama così. Qualche volta ci ho portato mio figlio mentre io mi sono sempre arrangiato con la macchinetta. Avevo preso un’abitudine: prima di partire ci si fa un bel taglio monacale.
La prima volta è stato il giorno del mio matrimonio, la sera stessa, con la pancia piena per il pranzo e l’automobile già carica per il viaggio. Mia cognata ha affondato la macchinetta fra i capelli facendo scoprire alla cute che esiste anche la luce. Ma la consuetudine del taglio è arrivata dopo, negli anni successivi, quando l’anoressia tricologica non richiedeva l’intervento di mani esperte.
Oggi stavo per adempiere questo rito. La macchinetta giaceva da dicembre dentro l’armadietto del bagno e per l’occasione l’ho smontata, pulita e oliata. Mentre facevo questo è arrivata mia moglie.
“Tutto il tempo che hai impiegato per farli crescere…”
“Hanno già vissuto troppo”.
“Non ti farai mica uno dei tuoi soliti tagli?”
“Cosa vuoi che faccia? La permanente?”
“Non sembri neanche normale quando ti tagli i capelli così”.
Mentre continuavo a pulire la macchinetta, incurante delle sue osservazioni, ascoltavo quello che diceva mentre preparava le borse.
“Sembri un militare”.
Spallucce.
“…un nazista…”
Spallucce.
“Con quei ciuffi che ti lasci, una coda più lunga, un becco qua, una punta là…ma vai dal barbiere e fatti un taglio serio!”
Spallucce.
“Be’, io non ti guardo neanche in faccia, mi giro dall’altra parte, fingo di non conoscerti”.
Spallucce.
Nel pomeriggio, dopo una doccia e uno shampoo, sono uscito, ho fatto quattro passi e ho trovato Ugo seduto sullo scalino, davanti alla porta d’entrata.
“Che si fa? Non si lavora oggi?”
Lui ha spalancato gli occhi:
“Se vieni dentro lavoriamo”.
La sua bottega è l’esatto opposto di un salone di bellezza, credo che in quarant’anni non abbia mai modificato nulla.
“Come li facciamo? Regolari?”
“Uhm…si, regolari…veda lei. Devo andare al mare”.
“Allora li facciamo corti”.
“Sì, belli corti”.
E’ invecchiato Ugo, ormai ne ha settantacinque e per togliere il grosso ha iniziato ad usare il rasoio elettrico. Poi, per le rifiniture prende la macchinetta a mano, le forbici e il rasoio a mano libera. Ti spalma un po’ di crema sul collo, toglie i peli matti e poi pulisce la lama su un quadratino di carta igienica. Infine, con una pompetta rosa spruzza del borotalco.
Ha fatto una prima pausa per andare verso la vetrinetta, ha preso in mano delle forbici, ha osservato un flacone di lacca e poi è tornato da me. Era un falso allarme. Poco dopo è ripartito, è andato nel retrobottega ed è tornato asciugandosi le mani.
E’ invecchiato Ugo. Ha vinto un tumore all’intestino, ha sepolto sua moglie ma forse ha dei problemi con la prostata. E poi i bambini di colore della bottega vicina vengono a fargli i dispetti. Lui reagisce sgridandoli ma non sai se fa sul serio o se si diverte.
“Vanno bene così?”
“Benissimo”.
“Ci mettiamo sopra qualcosa? Della lacca o della cremina?”
“Uhm…no, tanto ormai c’è poca roba in testa”.
“Uh…pazienza e rabbia insieme”.
“Eh…lo diceva anche mia nonna: pazienza e rabbia insieme”.
Qualche chiacchiera, gli auguri di buone ferie e un’occhiata ai bambini di colore che gli fanno le linguacce.
Ugo dice che nonostante la pensione continua a lavorare.
“Cosa devo fare? Resto a casa ad aspettare la morte?
Continuo i miei quattro passi facendo un giro largo, pensando che forse per un po’ di tempo dirò addio alla macchinetta. Infine rientro.
“Oh! Finalmente, guarda che bella testina”.
Spallucce.
Before to leave
Luglio 3, 2009 di pani
Pubblicato in bellezza, mani, osservazioni, pensieri buoni, pulizia, racconti, scritture | Contrassegnato da tag barbiere, capelli, preparativi per la partenza, rasoio, taglio | 15 Commenti
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Le vacanze, il taglio dei capelli…rituali che si ripetono sempre uguali a dispetto del tempo che passa.
Mi hai fatto tornare in mente quando da piccola, subito dopo la fine della scuola, mia madre ci tagliava i capelli, a me e mio fratello, e poi ci spediva alle colonie.
“Il taglio estivo” consisteva in un taglio rasato per lui e per me, meno rasato ma comunque corto.
E’ andata avanti così fin verso gli undici anni, poi ho messo il veto altrui sulla mia chioma (non che prima non avessi fatto rimostranze, ma si vede che ero stata troppo poco incisiva).
Sembravo una pecorella con quei capelli corti ma tendenti al riccio. Pecora nera, of course
E allora bonne vacances Pan e non t’azzardare a partire senza prima passare a salutare eh?
Mi sa che tua moglie è proprio una santa donna…
Buone vacanze Pan, e vedrai che al ritorno saranno già un po’ più lunghi: i capelli, si sa, d’estate, col caldo, crescono più in fretta.
Enjoy your holidays!
oh, si parte già?
che bel nome, Ugo. L’ho usato proprio in questi giorni, per una mia storia (una parte di storia)
massì, fai bene, tu che puoi…
…io non li taglio perchè corti non mi stanno bene e d’estate soooooooooooooffro terribilmente…
buone vacanze
ogni tanto mi viene l’istinto di rasarmi a zero
poi la ragione vince sul caldo…
in partenza?
ti invidio….manca ancora qualche settimana…
buona vacanza carissimo
un sorriso alle spallucce e un augurio di buonissime vacanze a te, pani!
pan,,,se sei ancora qui, buon viaggio!
se sei già partito, buon viaggio, sempre!
(che belline le spallucce!)
api
tagliati sì ma con stile se hanno soddisfatto tua moglie! sempre meglio del fai da te con la macchinetta: per un po’ di anni ho visto i miei nipoti maschi rapati orribilmente da un padre quasi calvo.. . che sia stata una forma di sadismo? ora sono cresciuti (i nipoti) e con loro i capelli. Vive la liberté!
Non ho ancora visto il balletto di Stanlio e Ollio, non dimenticarlo è troppo divertente come intervallo!!! Buone vacanze a te e famiglia!
Grande Pani
Una buona estate carissimo!
Io ho sognato per un momento di vedermi nuovamente rasata a zero, poi mi sono fermata: i miei capellini mi stanno dando soddisfazione… riesco a fare le trecce…. arrivano ad una spanna sotto le spalle! Crescita rapida, si stupiscono tutti
Sere
@Elle: Uh! Le colonie…ci sono stato una volta sola, ai limiti dell’età. Quasi quasi ci scrivo qualcosa.
@Diemme. santa sì, io sono solo martire
@Morena. Ugo è un bel nome? Uhm…i francesi l’hanno reso più maestoso e intrigante
@barbie: tagliali, senza paura e sentirai che freschezza!
@Irish: a volte bisogna ragionare d’istinto. Il mio istinto questa volta mi ha detto di lasciar perdere la macchinetta e andare da Ugo
@Sancla: le mie spallucce sono a coppo, scivola tutto
@Api: preferisco le spalline
@Sari: Quest’anno niente Stanlio e Ollio…sarà per la prossima vacanza.
@Serena: almeno una volta, una sola volta nella vita, una donna deve raparsi a zero. Tu l’hai già fatto e quindi sei a posto.
Complimenti, questo racconto è notevolmente significativo, e scritto molto bene.
Considerando poi che il mio taglio di capelli è quello di una macchinetta impazzita che mi segue/insegue da anni…
La saggezza di Ugo, uomo che ne ha viste di brutte.
Insomma, passando da un blog all’altro sono approdato qui.
Felice di averti letto.
Bel taglio… e visto che sei tornato dalle vacanze, che dici se ti propongo di fare un salto da me e continuare il mio racconto?
Bentornato Pan, com’è andata?
(@_%): felice della tua visita!
@Arthur: e la poesia? (o racconto)
@Diemme: a me le vacanze non fanno mai male e mi vanno sempre bene. Eppure conosco gente che in vacanza si annoia. Bah…
sì, anch’io conosco gente che si annoia in vacanza. e che torna a casa stressata. bah