“Gli ebrei sono virtuosi del violino ché non si scappa da un pogrom con un piano vicino”.
(Giovanni Lindo Ferretti)
Ho sempre invidiato chi sa suonare con padronanza la chitarra, almeno per due buoni motivi. Il primo è la praticità: la puoi portare ovunque. E’ forse lo strumento rivoluzionario del ventesimo secolo poiché ha permesso ad artisti, incapaci di riconoscere una nota sul pentagramma, di comporre melodie intramontabili. Non serve essere dei grandi virtuosi. L’importante è
conoscere gli accordi e tenere il tempo.
Io ho varie chitarre e mandolini ma sono un mediocre esecutore. Però è sufficiente prendere la chitarra da guerriglia, quella meno acustica e sverniciata, grattare qualche accordo in re minore e sentirsi quasi come Lou Reed.
Il secondo motivo è che la chitarra s’imbraccia e deve esserci qualcosa d’arcano in questo. I chitarristi rock la tengono a tracolla o l’appoggiano sulla schiena, come fa Springsteen, a mo’ di fucile. E non per niente tanti di loro s’abbigliano come pistoleri. Altri chitarristi la suonano imitando il gesto che fa il contadino quando irrora le vigne di verderame. E non sbagliano una nota.
Il pianoforte non te lo puoi portare dietro. Dice bene Giovanni Lindo Ferretti. Per questo gli ebrei sono virtuosi del violino: se devi scappare te lo puoi portare appresso.
Certo, esiste la fisarmonica. “ Se suoni il piano sai suonare anche quella” dice chi di musica proprio non se ne intende. Ma un conto è suonare tenendo la mano orizzontale, altro discorso è farla scorrere in verticale.
E poi la mia fisarmonica, uno strumento di un prozio, peserà venti chili e da un pogrom è difficile scappare con un peso del genere.
Esistono altri strumenti portatili: la mia casa è piena di zufoli, ocarine, flauti, armoniche, mandolini, tamburelli, ma niente può essere paragonato alla chitarra. Non si può cantare un Battisti accompagnandolo con un flauto dolce.
Ma dopotutto io non sono un tipo da compagnia e anche se fossi un bravo chitarrista non amo cantare.
E quindi mi tengo il pianoforte e la sua solitudine. Non lo puoi imbracciare ma appena ti siedi sullo sgabello è come se prendessi posizione dentro un carro armato e te ne freghi della chitarra: le mitragli tutte con un arpeggio. E quando hai la fortuna di suonare alle tre di notte la musica riempie la stanza. Puoi vedere i suoni più acuti che vanno ad infilarsi nelle crepe sottili delle pareti, livellandole. I suoni bassi s’infilano sotto i quadri e si avvolgono attorno al chiodo, rinforzandolo. Le note più dolci, il MI e il LA volteggiano intorno alla testa e ogni tanto si posano sulle guance.
Perfino mio nonno, il primo in alto a sinistra, ritratto in questa foto del 1910 insieme al club mandolinistico di Tomba Extra, sembra sorridere.
Ho suonato per un pò di anni il sassofono e con i suoi 2 kg stai certo che non andavo da nessuna parte nemmeno io…
A parte gli scherzi, mi piace la chitarra - non la so suonare - proprio perchè, al contrario tuo, mi piace cantare. Adoro anche il suono avvolgente del pianoforte, sono affascinata dal fagotto e dal contrabbasso e non so resistere ai quintetti di ottoni… la fotografia è bellissima!
Per rimanere in tema, se non l’hai visto, Accordi e disaccordi di Woody Allen, che ho scoperto di recente.
Io invidio tutti quelli che sanno suonare, quindi anche te che non solo sai suonare col pianoforte ma anche con le parole!
“E quando hai la fortuna di suonare alle tre di notte la musica riempie la stanza. Puoi vedere i suoni più acuti che vanno ad infilarsi nelle crepe sottili delle pareti, livellandole. I suoni bassi s’infilano sotto i quadri e si avvolgono attorno al chiodo, rinforzandolo. Le note più dolci, il MI e il LA volteggiano intorno alla testa e ogni tanto si posano sulle guance.” Questa immagine è bellissima … come la foto del resto. Grazie per questo magnifico post. Ciao Lucia
@serena: due chili sono sempre trasportabili…e anche con un fagotto si può scappare. Con il contrabbasso la vedo difficile ma ci si può nascondere nella custodia. Tengo presente Woody allen…
@ Lucia: suono con le parole ma ho troppa vergogna per cantare
La foto non è bellissima…è uno scatto rapido fatto con la digitale sulla foto vera, che non compare nemmeno tutta. Una foto originale del 1910.
Sì, ma io essere gracileeeeeee
sassofono al collo pesaaaaaa, specie nelle processioni religiose… 
ma allora suonavi nella banda del paese! Gran bella cosa.
hihihi mi hai scoperta!
bella fatica…e la divisa com’era? Blu tranviere?
Giacca e gonna blu, camicia bianca, cravatta rossa e blu. Si toccava il picco della “orribilezza” (scusa, voglio coniare un neologismo!) con la camicia estiva fantasia-pensionato di campagna, che ho sepolto in qualche armadio…
sempre meglio delle majorettes.
Avevi un futuro da sassofonista. Suvvia, tira fuori il sax e fai un assolo!
“Puoi vedere i suoni più acuti che vanno ad infilarsi nelle crepe sottili delle pareti”
Quando scrivi del tuo pianoforte e della tua musica riesci a mostrarli anche a noi quei suoni, tra quelle crepe, li rendi davvero visibili!
La foto d’epoca poi…un vero bijou.
allora di questa foto d’epoca devo fare una riproduzione come si deve. E adesso che ricordo bene, l’avevo perfino mandata ad un giornale locale vincendo in premio una valigetta fotografica. Grande foto, sì.
Conviene che metti i tappi va…
“Puoi vedere i suoni più acuti che vanno ad infilarsi nelle crepe sottili delle pareti, livellandole. I suoni bassi s’infilano sotto i quadri e si avvolgono attorno al chiodo, rinforzandolo.”
Mentre ti leggo, sento questo musica entrarmi dentro… cioè, io la musica ce l’ho sempre dentro di me (è per questo che canzoni come “Via del conservatorio” mi turbano più del dovuto) ma, leggendoti, la sento che si muove, scalpita, chiede il suo spazio.
Un giorno o l’altro dovrò decidermi a far rientare nella mia vita un pianoforte, e a ricominciare ad essere finalmente io.
@serena: su, senza tappi, raccontaci un po’ di questo sassofono.
@Diemme: ecco, fai entrare un pianoforte nella tua vita e non hai più bisogno della palestra.
Perché, è così faticoso suonarlo?
anche a suonare si consumano calorie. Io infatti sono magro
Però sì, a volte è faticoso. Molti organisti hanno preferito questo strumento per evitare i numerosi esercizi di tecnica dei pianisti.
Mi dirai poi che quando uno ha la musica non ha bisogno di nient’altro… se io potessi sfogarmi col pianoforte, quanta tristezza non avrei annegato nella Nutella…
Che devo dire? Sono circa 8 anni che non suono… l’ancia avrà fatto la muffa, come minimo…
@ donnaemadre: io alla Nutella non rinuncio, con o senza musica
sono piaceri diversi 
Il pianoforte… nella mia vita c’è stato, per qualche anno, un rapporto di odio e amore con il pianoforte- forse si (Diemme) forse le poesie di Catullo o Neruda potrei dedicarle al pianoforte. Una relazione troppo impegnativa per portarla avanti - “abbiamo dovuto rompere”… Ma confesso di rimpiangere amaramente la scelta presa - Perchè quello che ti dà un pianoforte - sia che lo suoni, sia che lo ascolti - è una pienezza unica e rara, e a me non lo ha mai dato nessun altro strumento…
Sì, la chitarra la porti con te, è una tua amica - molto socievole - una compagnona, infondo; il violino a volte è un po’ lagnoso, ma sa essere quasi un fratello - il sassofono, infondo, è un rimorchione, uno di quelli che ti affascinano subito. Ma il pianoforte, solo il piano forte è il grande amore!
@diemme, a me non piace l’odore della nutella sulle dita e poi sono cresciuto con i suoi surrogati. Adesso però, in casa ce n’è fin troppa.
@Serena, io ho un sassofono di bambù, uno spettacolo, ma l’ancia è troppo dura e così sta lì, appeso al muro. Ma solo a guardarlo suona.
@engel, il rapporto con il pianoforte, o con qualsiasi strumento, è quasi come un rapporto con una persona. Dipende tutto da quanto vuoi dare e quanto chiedi. Io ho dato quanto ho potuto e in cambio ho ricevuto altrettanto, a sufficienza per poter rilassarmi ogni giorno per un trenta minuti, suonare quello che mi piace, far cantare la vicina di casa…
Mi ci manca solo che la vicina si metta a cantare…
certo, dopo puoi fare un duo, “le Pianerottole”.
Ho suonato per alcuni anni il pianofrote. Certo lo considero uno strumento un po’ solitario, ma nella sua solitudine mi ci ritrovavo, e ancora oggi un po’ mi manca…
è uno strumento solitario, eppure, prima dell’avvento del grammofono era l’unica fonte di musica nelle case perbene
Nelle case perbene? Ma se il pianoforte (a coda, s’intende), è l’unico strumento su cui si può… va be’, insomma, mi avete capito…
*** ma così ragazzaccia sono? ***
infatti, è nelle case perbene che avvenivano le tresche tra domestiche e nobili, padri integerrimi e balie.
Ma io parlo del pianoforte verticale. Le ragazze (perbene) venivano invitate a studiarlo per allietare le serate. E chi era sprovvisto di figlie acquistava il piano meccanico.
Esco fuori tema, ma ti ho coinvolto in un giochino… uno svago domenicale… se vuoi…
Ciao. Ricambio la tua visita al blog di Oscar.
Mi è piaciuta la frase di Ferretti che hai riportato.
Io amo molto il tango e non a caso, fra i più grandi musicisti e violinisti del tango ci sono gli ebrei. Ma anche polacchi e italiani e russi…
Insomma un mischiarsi di culture che si respirano tutte, nella musica del tango.
A questo proposito, visto che ti piace leggere, ti segnalo un libro di Furio Biagini “Il ballo poribito: storie di ebrei e di tango”, edito da “Le lettere”.
Ben fatto.
Buona musica
Un caro saluto
Chiara
Io amo e ho amato molto Lezioni di Tango di Sally Potter…grazie per il consiglio del libro di Furio Biagini!
Sono quasi sicuro che lo conosci già… ma non si sa mai…
“Novecento” di Baricco l’hai letto?
@Chiara: “ci sono gli ebrei. Ma anche polacchi, italiani, e russi”:
Perché, gli ebrei non possono essere polacchi, italiani o russi? L’ebraismo è una religione, mica una nazionalità!
*** mi ricordo un giornalista che disse “ci sono tre persone e un contadino”…. ***
Certo, la chitarra ha il suo fascino, soprattutto quando si è giovani boehmie di strada e tutti ti stanno intorno, soprattutto le ragazze che passano gli occhi dal ciuffo fluente alle corde pizzicate con tocco ruvido e scanzonato. Il pianoforte è decisamente più statico, forse più distaccato come strumento. Trovo invece che sua musica non lo sia affatto. Anzi ritengo abbia decisamente maggiori concavità e “accoglimenti”.
Un saluto
Mapi
mi piacciono queste concavità e accoglimenti. Mi danno da pensare.
@marki, sì, conosco Nocecento. E’ un libretto che avevo acqusitato ancora prima che ne facessero il film. Poi l’ho prestato…e perso. Qualche settimana fa c’era anche una versione di Novecento su Topolino.
CIAOOOOOOOOOOOOOOOOO